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Isner-Mahut senza fine: ecco il match che durò 3 giorni

Isner-Mahut senza fine: ecco il match che durò 3 giorni

Sul campo 18 di Wimbledon la partita più lunga della storia 183 games, un’ace dopo l’altra e due che non volevano perdere 

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La partita di tennis che durò tre giorni. Quella che nessuno voleva perdere, 183 giochi consegnati alla storia. Due giocatori di buon (non eccelso) livello, Isner e Mahut, che senza volerlo e saperlo entrano a vele spiegati nella hall of fame del gioco e scelgono il teatro migliore, Wimbledon, quello che ti offre il passaporto per l’immortalità.

Torniamo a quell’incredibile tardo giugno del 2010: primo turno dei Championship, il match tra l’americano e il francese sembra uno dei tanti momenti di passaggio, dimenticabile. Inbece viene fuori un pazzesco il 4-6 6-3 7-6 6-7 70-68 con cui Isner vinse l’incredibile match, il più lungo di sempre. Talmente infinito che convincerà i maggiorenti del torneo a introdurre il tie break al quinto set.

Oggi a Wimbledon, accanto al campo numero 18, c’è l’effige di quella sfida leggendaria, un pò come accaduto per Italia-Germania 4-3 allo stadio Azteca di Città del Messico.

Dunque, eccoci sul campo numero 18, come dire la periferia del torneo. John Isner ha 23 anni, è un bombardiere altissimo, tutto servizio e potenza. Uno che difficilmente entrerà nell’aristocrazia del torneo, ma che qualche turno può comunque portarlo a casa. Nicholas Mahut, francese, aveva vinto il torneo juniores nel 2000. Ma alle promesse non sono seguiti i risultati: naviga intorno al 150 del mondo,eva conquistato il torneo juniores battendo Mario Ancic ma che ora, a 28 anni, viaggia intorno alla posizione 150 del ranking, e deve arrabattarsi, da brava formichina, attraverso tornei Challenger e qualificazioni. Mahut è entrato in tabellone proprio grazie alle qualificazioni, e se l’è sudata parecchio. Nell’ultimo incontro l’ha vinto in rimonta al quinto set contro l’austriaco Stefan Koubek, mentre nel precedente aveva piegato Alex Bogdanovic 24-22 al terzo.

Il 22 giugno, il match prende il via alle 18.18. E si va al quinto set, con la partita sospesa per oscurità e rinviata al giorno successivo. Mercoledì 23, campo numero 18.. Un game dopo l’altro, e l’equilibrio è assoluto. Gli ultimi due set tra Isner e Mahut sono stati tie-break per fortuna, e sul 10-9 per l’americano ecco il match point, il primo: due doppi falli di Nicholas e ci siamo, sugli spalti si controlla il programma di gioco, vediamo a chi tocca dopo. Macché, ace di Mahut, e si ricomincia. Uno serve, l’altro replica per rimanere nel match: ace, colpi vincenti, volée, passanti, cambi di campo. La gente inizia a capire dagli spalti che non sta assitendo a una partita qualsiasi..

Alle 16.57 ecco il primo record: 25-24 Isner, il singolo set con più game di sempre. Alle 17.44 è diventato l’incontro più lungo, come tempo, nella storia (6 ore e 34′). Sul centrale si alternano Andy Roddick, finalista uscente, a Venus Williams, e infine Novak Djokovic; ma l’attenzione è focalizzata sul campo campo numero 18, ormai trasformatosi in arena, dove si tifa a oltranza. Sul 33-32, 46 giochi dopo, in pratica un’intera partita di cinque set, altri due match point per Isner: 15-40, servizio Mahut. E davvero sembra finita. Invece no, volée di dritto e servizio vincente, il francese si salva ancora.

Quindi si ricomincia, ace dopo ace, vincente dopo vincente: sul 47 pari crollano anche le macchine. Nel senso che il tabellone elettronico, non tarato per un punteggio così alto, va in tilt e si spegne; per lui la partita è finita. Peccato che si debba andare avanti, Isner batte il record di maggior numero di ace in un singolo match (79, alle 18.24), mentre entrambi i giocatori sono stremati, barcollano, cadono come ubriachi.

Nel frattempo anche De Bakker ha dovuto affrontare una mini-maratona, 16-14 al quinto, per avere la meglio su Giraldo; quindi il vincente di questo incontro se la vedrà al secondo turno con l’olandese.

Il 50 pari porta il pubblico, che ormai trabocca dagli spalti, alla standing ovation, persino alla ola, rompendo il rigoroso cerimoniale di Wimbledon. Il sole sta andando via, alle 20.54, per la prima volta, dopo oltre sette ore, il fisico dei due giocatori alza bandiera bianca: pausa per andare al bagno, sul 58-58.

Due giochi dopo, la partita è sospesa di nuovo per oscurità. Eccovi un dato che in parte offre la misura della mostruosità della lunghezza della partita: il solo quinto set è durato più del precedente match più lungo della storia (Santoro-Clement, Roland Garros 2004, 6 ore e 33′). Ormai sembra di assistere a un evento circense, o una seduta d’ipnosi collettiva. Mahut si tuffa dalla linea di fondo per cercare di recuperare una volée smorzata di Isner, non ha le gambe per correre, siamo oltre il limite della riserva, e l’altro ride, capisce la situazione.

Il mondo guarda a quel periferico campo numero 18 anche per il terzo giorno di questo pazzesco match. E come è ovvio, specialmnente in Inghilterra, anche i bookmaker vogliono dire la loro: che il match si prolunghi fino al venerdì è dato 25 contro 1, l’over 150 giochi nel quinto set a 10 contro 1 (per un pelo non si realizzerà, immaginiamo i sudori freddi degli allibratori), over 132 giochi è dato a 2 contro 1 (preso, nel senso che effettivamente si è verificato).

E i due giocatori riprendono da dove avevano lasciato: un gigantesco 0-0, lungo dieci ore complessive. “Bastano” altri 66 minuti a Isner per chiudere, al quinto match point, la pratica: 30-40, Mahut serve esterno, l’americano trova un’ottima risposta di rovescio, mezza volata interlocutoria del francese e passante ancora di rovescio di John, che come da copione crolla a terra. Finisce dopo 11 ore e 5 minuti, 8 ore e 11 minuti solo di quinto set. «Mi sento un po’ stanchino, ma davanti a un pubblico così la fatica passa», quasi si commuove Isner. «Abbiamo disputato la partita più grande di sempre nel posto migliore dove si possa giocare a tennis», conferma Mahut. —

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