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IL MONDIALE FEMMINILE 

«Facevo la panettiera per potermi allenare»

Guido Barella
«Facevo la panettiera per potermi allenare»

Laura Giuliami, portiere azzurro, racconta la sua storia «Un ruolo difficile ma bellissimo, Gli idoli? Buffon e Alisson»

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Quando giocava in Germania, Laura Giuliani, il portiere della Nazionale femminile, lavorava per mantenersi. Nemmeno lì, dove pure il calcio femminile ha una tradizione più ricca che in Italia, poteva permettersi il lusso di mantenersi grazie al pallone. E così è stata operaia di una fabbrica dove curava l’impacchettamento di dvd, cameriera in un ristorante, barista. E pure panettiera di notte. «Quando ho deciso di andare a fare la panettiera era un momento di difficoltà e mi sono detta che era l’unico lavoro che potessi fare per potermi allenare di giorno. Il fatto di lavorare contemporaneamente al giocare a calcio è stato un modo per staccarmi dalla routine e avere un’altra visione delle cose. All’inizio ho lavorato per costrizione, poi è stata una scelta» ha confessato ieri in conferenza stampa a Montpellier, dove le azzurre preparano l’appuntamento di martedì alle 18 contro la Cina con in palio l’accesso ai quarti di finale del Mondiale sullo stesso campo dove tre anni fa era in ritiro l’Italia dei maschi impegnata nell’Europeo (che poi concluse ai quarti eliminata ai rigori dalla Germania).

Laura Giuliani, 26 anni compiuti il 5 giugno, milanese (ma juventina: e quindi felicissima di giocare nella Juventus), fidanzata con Cristian Cottarelli, portiere del Chieri, nell’Eccellenza piemontese, ha alle spalle una carriera da girovaga: in Serie A ci era arrivata con il Como per poi trasferirsi in Germania e difendere la porta, nell’ordine, di Gütersloh, Herforder, Colonia e Friburgo, tutte squadre nella Bundesliga femminile, prima di tornare in Italia chiamata dalla “sua” Juve. Il modello assoluto per lei è e resta Buffon, ma ammira anche Alisson: «Il portiere - le sue parole - è un ruolo particolare perché sei lì da solo, magari ti arriva un tiro a partita ma in quel momento devi farti trovare pronto. È un ruolo che assomiglia alla vita di tutti giorni fuori dal campo: un errore può servirti per analizzarti e cercare di migliorarti».

Il pallone, e fare il portiere («preferisco così che “portiera”» ha spiegato ieri), è sempre stato al centro della vita di Laura. Ha raccontato nel passato alla Gazzetta dello Sport: «Il calcio era una passione che mi chiamava fin da bambina e che quando è diventata più forte non ho potuto ignorare. Devo molto ai maschi della mia vita, mio padre e mio nonno. Nel primo ricordo che ho di quando gioco a calcio siamo io e mio padre e lui mi dice: “Adesso dobbiamo comprare un paio di guanti, altrimenti come fai a fare il portiere?”. E ancora oggi gioco sempre per mio nonno, che non c'è più»: a lui - ha confessato ieri - è dedicato lo sguardo che rivolge verso il cielo quando entra in campo. Già, il nonno: dopo la vittoria contro l’Australia all’esordio mondiale, è uscita sui social un’intervista in cui Laura raccontava di essere comunista in onore del nonno, comunista appunto, e tifosissimo di Lev Jašin, il mitico portiere russo negli anni ’50 e ’60. Dichiarazioni che però la Giuliani ha smentito con parole chiare: «Non ho mai confuso, nè mai lo farò, i valori dello sport con altri aspetti della sfera personale».

E martedì, la Cina: «Siamo arrivate sino a qua - le parole di Laura - e sarebbe un peccato mettersi dei freni. Continuiamo a sognare, nessuno si aspettava questi risultati e tutto quello che viene da adesso in poi è qualcosa di guadagnato». —



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