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QUEI VOLTI DICONOPIÙ DELLE PAROLE

QUEI VOLTI DICONOPIÙ DELLE PAROLE

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Certe facce parlano. Gliela leggi negli occhi la paura o la spensieratezza, certe volte lo intuisci in anticipo come potrebbe andare a finire. E si è capito tanto, se non tutto e se non prima, almeno durante le ultime partite delle azzurre al Mondiale e degli azzurrini all’Europeo Under 21.

Capire i volti del dopo è semplice: c’è una foto dove si vedono Sara Gama e Cristiana Girelli che esprimono gioia e orgoglio. Le azzurre hanno appena perso con il Brasile ma quello 0-1 vale il primato nel girone e la consapevolezza di potersela giocare alla pari. Non c’è più incredulità, le ragazze sono arrivate convinte di poter dare tutto, di misurarsi con un mondo che le aveva tenute ai margini e anche con rivali che le considerano (consideravano, sarebbe meglio dire) inferiori, al punto da vietare alle proprie giocatrici (federazione australiana) di venire a giocare nel nostro campionato. Ma sono stati i volti e gli sguardi del “prima” e del “durante” le partite a dirci molte cose: la caparbietà della rimonta nella prima sfida con le Matildas, la goleada contro la Giamaica e poi la fierezza del confronto con la nazionale del mito Marta, la Messi in rosa.

Poi prendete un’altra foto, quella di Federico Chiesa dopo la sconfitta con la Polonia. Gli occhi e le mani sul viso esprimono incredulità e paura di aver ucciso un sogno, il proprio e quello dei tifosi. Se ripensate ai volti che sono entrati nelle vostre case attraverso i televisori durante la partita, è lì che coglierete la vera differenza: lo sguardo smarrito di Rolando Mandragora dopo aver sbagliato la più facile delle reti, poi quello di Alex Meret per il gol preso (con colpa) e in generale quelli di tutti gli altri durante gli assalti respinti dagli avversari. La pressione è una brutta bestia, certe volte aiuta, come è capitato nella sfida di esordio contro la Spagna, squadra che non battevamo dal 2006. L’errore, ma è facile dirlo dopo, è aver considerato quella la madre di tutte le partite. Il rilassamento imprevisto ne è stata la conseguenza. E altre frasi come «sembra di essere a Italia ’90» hanno aggiunto tensione a un gruppo di giovani calciatori alle prese con il primo grande obiettivo della vita sportiva. Ci sta che sia andata così ma ora è su quei volti (e sugli animi che rappresentano) che bisogna lavorare. Come? Andando a prendere le foto delle azzurre, anche prima dell’esordio e durante ogni partita: solo grinta, cazzimma, preoccupazione sì ma mai paura. Prendete le espressioni del portiere Laura Giuliani dopo ogni intervento difficile. C’è orgoglio. E c’è la grinta di chi è lì per dare tutto e poi vada come vada. Ecco, fra la prima e la seconda partita, nelle facce degli azzurrini è cambiato proprio questo: dall’orgoglio al terrore. E quando va così non ci sono schemi che tengano. La prossima partita sarà già domani ed è un bene, perché quando passa troppo tempo in situazioni come queste il logorio può fare altri danni. Certo, una vittoria potrebbe non bastare ma è tutto quello che si può inseguire.

E le azzurre? Le azzurre hanno il vantaggio di essere lontane da casa. Sì, certo hanno saputo degli ascolti immensi su Rai1, dei maxischermi e di un Paese che le ha scoperte. Ma sono lì, nella loro solitudine che fa tanta compagnia e spirito di gruppo. E se alla prossima andrà male, loro comunque avranno dato tutto. E gli azzurrini? Magari se la caveranno e un giorno potranno sorridere su quella paura negli occhi. Se andrà male sarà comunque un insegnamento.

E noi, da casa, guardiamole quelle facce, già dalle esecuzioni degli inni: non dicono tutto ma tanto sì. —



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