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IL DURO RISVEGLIO DA UN BEL SOGNO
A un certo punto è stato come il risveglio da un bel sogno. Non possiamo dire che il 3-1 contro la Spagna era stato un sogno, perché la prova degli azzurrini era stata da applausi. Però qualcosa da domenica a ieri è accaduto: rilassamento, intreccio di tensione e pressione? Difficile da dire, a frenare tutti quanti può essere stata l’idea di togliersi il pensiero della qualificazione alle semifinali (e alle Olimpiadi) prima dell’ultima sfida, quella di sabato a Reggio Emilia con il Belgio. Perché, va detto senza indugi, la Polonia delle prime due sfide non è apparsa certo un’accademia del fenomenismo ma solo una squadra piena di praticoni. La delusione è forte e rovina un po’ anche il clima di festa che si respira intorno alle nazionali, specie a quella femminile che con sette milioni e 300mila telespettatori ha superato i dati dell’ultima partita degli azzurri di Mancini. Ora il ct Di Biagio non può che lavorare sulla psiche dei ragazzi. Del resto nel 2004, quando l’Italia vinse il quinto titolo con Gentile in panchina, l’avvio fu quasi come questo. Appellarsi ai ricordi non basta ma in momenti come questi serve tutto.
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