Il dolore
Arbitri donna e Var, un vero caos
Hanno studiato – si presume – in fretta e furia, mentre facevano le valigie per la Francia. Hanno studiato gestualità e segreti del Var, sbarcato anch’esso a questa fase finale del Mondiale femminile, con l’idea di farsi notare e far discutere anche qui, al più seguito Mondiale femminile della storia dei Mondiali femminili. E invece alla fine, si sono fatte notare loro, gli arbitri donna di questo Mondiale per donne, chiamate per la prima volta nella loro carriera a fare i conti con il Var. E probabilmente – azzardiamo – il Var (che dietro le quinte, va detto, è gestito da uomini) ha finito per confonderle. Almeno in un paio di casi si è avuta questa impressione. La francese Marie-Soleil Beaudoin, arbitro di Nigeria-Francia prima assegna un rigore netto alla Francia, Renard va sul dischetto e lo sbaglia. Poi anziché rimettere la palla al centro l’arbitro, fa ripetere il rigore: grazie all’occhio clinico del Var ha visto il portiere nigeriano staccarsi con entrambi i piedi dalla linea di porta. Roba da matti, verrebbe da dire se accadesse tra i maschi in Serie A. E invece il portiere nigeriano accetta il giallo e la ramanzina-spiegazione dell’arbitro. Anche qui abbiamo qualcosa da imparare.
Anche la messicana Lucila Venegas, arbitro delle azzurre contro il Brasile spiega alla nostra Giuliani che non può muoversi dalla linea, ma non spiega perché abbia concesso quel rigore. E questo nonostante il consulto con la sala Var. «Non credo – dice il presidente degli arbitri di Reggio Emilia Alessandro Ruini – che negli altri paesi gli arbitri che vediamo in azione ai Mondiali abbiano esperienza del Var. A questi Mondiali l’Italia non ha nemmeno un proprio arbitro. Che comunque sarebbe una arbitro donna con esperienza nella nostra Serie D. Questo è infatti il serbatoio da cui la Can pesca per gli arbitri della serie A femminile». —
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