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All’Olimpia Ax Milano inizia l’era Messina «Non sono dittatore»

All’Olimpia Ax Milano inizia l’era Messina «Non sono dittatore»

La doppia sfida del coach dopo il lungo periodo in Nba Alla corte di Armani guiderà la squadra e l’area tecnica 

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MILANO. Ettore Messina si presenta all’Olimpia Ax Milano con programmi di matrice socialista: equità, responsabilità, disponibilità e rispetto sono i concetti su cui batte in un’ora abbondante. Tempo in cui non nega nemmeno di dipingere – da cosmopolita di lusso – un quadro sull’Italia che ritrova dopo 14 anni: «È un Paese cambiato, stiamo vivendo un momento di tensione a tanti livelli. Il basket è democratico, i tifosi si identificano con l’atteggiamento e non con il passaporto: è bello in un periodo in cui lo straniero è visto un po’ storto da tante parti». Messina sente il peso delle responsabilità per il doppio incarico di coach e presidente dell’area tecnica, caso unico in Europa, ma si smarca immediatamente dalla definizione di “plenipotenziario”, motivando le ragioni che lo hanno portato a dire sì – dopo un corteggiamento lungo 8 anni – all’offerta di Giorgio Armani.

«Lo ringrazio, è un proprietario intelligente, prestigioso ed appassionato. Non avrei accettato l’Olimpia solo per tornare ad allenare, sono amareggiato per non avere avuto una vera chance nella Nba ma non ho manie di controllo da dittatore nordcoreano, non ho accettato per avere un controllo totale su tutto. Sarò il capo allenatore dopo 5 anni da assistente ma lo potrò fare circondato da persone scelte da me, in cui credo, con i giusti criteri e i giusti principi, quelli che ho imparato a San Antonio e da Popovich, il più grande di tutti. Avrò un occhio su tutto ma non un occhio ossessivo, ho la speranza di non dovere mai utilizzare il mio diritto di veto sulle decisioni strategiche». Scelte che riguardano staff tecnico, dirigenziale e mercato. «Non aspettatevi rivoluzioni – spiega Messina – ci sono già tanti contratti in essere e abbiamo un budget da rispettare. Nei prossimi giorni parlerò con tutti i giocatori: voglio vederli in faccia e capire chi potrà essere utile e chi invece potrebbe non esserlo». Messina infatti resta fedele alla sua storica linea: «Sbattersi da matti in difesa, sbucciarsi le ginocchia e passare la palla in attacco. Si vince solo così. Non lo dico io, lo dicono gli dei della pallacanestro. I più forti si devono prendere più responsabilità, non più libertà». L’ambiziosa era Messina è iniziata: nel mirino la terza stella e un posto nel gotha del basket europeo. —

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