Sicurezza
Vince il Brasile, non perde l’Italia
Solo un rigore dubbio abbatte le ragazze di Bertolini che giocano alla pari. Agli ottavi da prime
VALENCIENNES. Vincono loro, non persoiamo noi. Il Brasile ci batte solo grazie a un rigore che soltanto l’ineffabile messicana col fischietto ha pensato di concedere per una spallata veniale da parte della Linari. Ma le azzurre di Milena Bertolini finiscono saltando ebbre di gioia in mezzo al campo, perchè nonostante la vittoria dell’Australia sulla Giamaica vinciamo il girone e andremo a Montpellier per sfidare una delle terze.
Che bello perdere così. Finisce con una sconfitta la sfida tra l’Italia e il Brasile ma è una sconfitta che, per i calcoli della classifica avulsa, vale comunque il primo posto nel girone. E un avversario (auspicabilmente) più morbido negli ottavi di finale.
Italia-Brasile è stata più partite in una. Prendete i primi 25 minuti: in campo, una squadra sola, la Seleçao. Una lunghissima apnea, per le azzurre, schiacciate nella propria area, con Sara Gama a cercare di tappare tutte le falle, Valentina Cernoia e Manuela Giugliano a fare un lavoro mostruoso davanti alla difesa ma soprattutto, là dietro, il portiere Laura Giuliani a volare ovunque per tenere immacolata la sua porta. Un’Italia però tesa, quasi impaurita dal mito di fronte al quale si ritrova. E allora sono sei calci d’angolo per il Brasile, in quei 25 minuti. Una di quelle situazioni in cui un allenatore di calcio vorrebbe poter chiamare un minuto di sospensione.
Ecco, Milena Bertolini chissà cosa avrebbe dato per un time-out. Sei calci d’angolo, ma nessun gol. E allora esce l’Italia. Prima con qualche timido contropiede, poi provando a spingere con maggior convinzione.
Trovando anche un gol, al 29’ con Cristiana Girelli, pescata, ahilei, in fuorigioco. Il modo però per dire che l’Italia c’è e può fare male.
E al 40’, che conclusione al volo per Barbara Bonansea, e che parata da parte del portiere verdeoro Barbara: davvero questa è un’altra partita rispetto a quella della prima metà del tempo.
Ripresa ed ecco che il copione è di nuovo cucito sulle interpreti brasiliane. E al 7’ l’Italia in campo e l’Italia che tifa in tribuna e da casa tremano: punizione dal limite, da una di quelle “mattonelle” che per un brasiliano sono come un dischetto del rigore, e Andressihna scheggia la traversa. E non è l’unica occasione per le verdeoro.
Perché cercano anche il gol di tacco, le sudamericane (Beatriz, al 21, appena entrata per la deludente Christiane) perché diamine, loro sono brasiliane e mai rinuncerebbero ai giochi di prestigio con i piedi, d’altra parte è nel loro Dna da sempre.
Le giocate di Marta e delle sue compagne sono deliziose, le conclusioni, invece, solo carezze al pallone, senza troppa potenza e noi non ci preoccupiamo più di tanto anche perchè la nostra disposizione difensiva tiene, eccome. Poi, però, accade. Accade che l’arbitro, la messicana Lucila Venegas Montes assai severamente giudica da rigore un contatto con Elena Linari cercato da Debinha in percussione. Era una semplice spallata, come tante, ma per lei è calcio di rigore È il 27’. Sul dischetto va il monumento Marta e, con il mancino, è gol. Un gol di svantaggio va comunque anche bene all’Italia mentre il Brasile non sa approfittare della situazione positiva. E il risultato, allora, non cambia più. È una sconfitta che vale. Che vale il primo posto nel girone.—
Guido Barella
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