Il dolore
Le Federazioni dicono no e anche la Figc si adegua
ROMA. Non c’è soltanto il pollice verso delle varie Leghe calcio nazionali di un po’ tutta Europa alla rivoluzione targata Ceferin – Agnelli, ma anche quello delle varie Federazioni. Buona ultima quella italiana, e anche se la presa di posizione non rappresenta una bocciatura netta e inappellabile, appare chiaro che per la Figc non può essere accettabile un progetto che di fatto azzererebbe l’interesse per i vari campionati italiani, a partire dalla Serie A.
Lo fanno capire le dichiarazioni del presidente federale Gabriele Gravina, espressosi abbastanza chiaramente al riguardo nei giorni scorsi. In una intervista alla radio Rtl 102.5 Gravina ha evidenziato come in questo contesto vada tenuto presente anche l’aspetto sociale del calcio. «L’eventuale nascita di una Super Champions – ha detto Gravina – sarebbe davvero un grande problema. Bisogna difendere strenuamente il giocattolo calcio, evitando che diventi un divertimento per quei pochi che guardano esclusivamente al mero aspetto economico. Da sempre questo sport è di tutti, perché investe la sfera delle emozioni e dei sentimenti ed ha anche una funzione sociale. Aspetti che vanno tutelati, senza ridurre il tutto ad una sola questione di fatturato».
Una posizione che appare netta, ma non di chiusura totale verso il progetto di riforma pensato da Uefa e Eca, l’associazione che riunisce i maggiori club europei e che è presieduta da Andrea Agnelli. «Inutile andare allo scontro – ha detto ancora il presidente della Figc – bisogna trovare il modo di conciliare i diversi punti di vista per trovare una sintesi tra gli opposti interessi, quelli economici e commerciali portati avanti dall’Eca e quelli sociali ed emotivi rappresentati da Leghe e Federazioni nazionali del calcio. I nostri campionati vanno perciò tutelati e difesi, confrontandoci per trovare una sintesi soddisfacente per tutti».
Una posizione quella della Figc che si allinea sostanzialmente a quella delle altre Federazioni nazionali europee, e che assieme a quella decisamente tranchant delle Leghe, sembra aver fatto breccia sull’altro fronte, probabilmente sorpreso da questa levata di scudi a difesa dei tornei nazionali. E allora, con la buona volontà di entrambe le parti, una sintesi potrebbe essere trovata senza troppi problemi, lasciando inalterate le attuali modalità di qualificazione alle Coppe europee, vero nodo gordiano della riforma di Ceferin, così come non sarebbero cambiati i giorni di disputa delle partite di Coppa. Tutto questo in cambio magari di un allargamento delle partecipanti alle Coppe, come già richiesto, senza successo, due anni fa alla Uefa da alcuni club blasonati come Celtic, Ajax, Psv Eindhoven e Anderlecht. Da qui, appunto, l’idea di una Champions a 40 squadre invece delle attuali 32. —
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