Lutto
Di Biagio: «Avvio un po’ contratto ma che serata!»
Il ct: «Pubblico importante, serata fantastica ma c’è ancora da fare» Chiesa: «I primi 20’ abbiamo sofferto ma noi non molliamo mai»
Suo padre Enrico, l’Enrico Chiesa attaccante il cui ricordo viene associato soprattutto alle maglie di Sampdoria e Parma, era stato definito da Fabio Capello “un incrocio tra Gigi Riva e Paolo Rossi”. Il figlio Federico Chiesa a chi invece assomiglia? Lui, il ragazzo, tanto per non sbagliare dice che si ispira, soprattutto nello spirito, a Cristiano Ronaldo: «Non ha il talento di Messi, però quanti Palloni d’Oro ha vinto? Un professionista esemplare come lui insegna che per arrivare e restare al top bisogna stare attenti a ogni piccolo particolare».
Secondo Europeo under della propria carriera, per Federico Chiesa, e subito due gol per indirizzare il torneo nel senso giusto. «È vero: non avevamo iniziato bene, nei primi 20’ abbiamo sofferto troppo il loro palleggio. Però poi – ha detto il bomber azzurro (e viola) al termine della partita – abbiamo saputo dimostrare quanto è forte questa Nazionale: siamo un gruppo che non molla mai. E sapete perché? Perché siamo un bel gruppo, fra noi c’è lo spirito giusto, anche fra chi ha avuto già la fortuna di giocare nella Nazionale di Mancini e gli altri. Ci troviamo bene assieme, questo è il nostro segreto».
E dire che questo ragazzo qua quando era poco più che un bambino stava per lasciare il calcio, il suo sviluppo fisico era in ritardo rispetto ai compagni e allora giocava poco, per lui c’era, allora, soprattutto tanta panchina. «Quando hai 14, 15 anni - ha raccontato in un’intervista - ti viene da dentro una delusione enorme. Ho pensato tante volte di mollare. Ma i miei genitori, la mia famiglia, ci hanno sempre creduto. Io ci ho sempre creduto. Quando non giocavo, mi dicevo: non ho giocato questa, giocherò la prossima. Era un modo per andare avanti, per avere un pensiero positivo».
La spinta che lo ha portato fin qua, che lo ha portato ad accendere di azzurro una sera di metà giugno. La spinta che lo ha a regalare all’Italia una vittoria che, dopo la prima mezz’ora di gioco, diciamolo, era davvero difficile da ipotizzare, visto il calcio prodotto dalla Spagna.
«Ma i ragazzi per primi e noi della panchina con loro – ha commentato al 90’ Gigi Di Biagio – ci hanno sempre creduto. Con questo pubblico a sorreggerci non abbiamo mollato un attimo. Però è vero: non era iniziata bene, anzi lo devo proprio dire: siamo partiti male. Abbiamo sofferto da morire il palleggio dei giocatori spagnoli, forse eravamo anche troppo contratti, era la partita del debutto, l’abbiamo sentita troppo. La reazione avuta dalla squadra è stata però incredibile – ha aggiunto il ct azzurro –, siamo usciti benissimo e la vittoria credo di poter dire che è assolutamente meritata anche se ora c’è ancora molto da lavorare. I meriti di Federico Chiesa? Beh, non ho parole per commentare la sua serata. È stato lui a prendere per mano la squadra e a trascinarla. Straordinario». E dire che ’sto ragazzino qua a 15 anni voleva mollare il calcio... —
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