Gioco
«Ronaldo non basta in una Juve sbagliata e se arriva Sarri all’inizio faticherà»
Corrado Orrico pungente nella chiacchierata di fine stagione «Il Napoli? Ancelotti ha fatto peggio del suo predecessore»
GIORGIO CARLINI
«Nell’anno in cui ha trovato un grande campione, la Juventus ha perso l’efficienza del gruppo, che è fondamentale in Europa. Inutile avere il più forte centravanti al mondo se lo inserisci in una squadra incompleta». «Sarri alla Vecchia Signora? Sarebbe un’autentica rivoluzione, una scelta atipica per il Dna bianconero, ma molto interessante». E poi ancora: «L’Inter? Con Conte ha fatto centro, ma che disastri con spogliatoio e tempistiche! Marotta si è mosso come un elefante in una cristalleria».
È un fiume in piena Corrado Orrico, mentre con una mano conserva con cura il suo immancabile sigaro e con l’altra decanta un calice di Candia dei Colli Apuani. Nella splendida cornice del Pancino 2, il ristorante ai Ronchi di Marina di Massa in cui l’aria di mare si mescola con i profumi della buona cucina, il maestro di Volpara passa dai giudizi sul campionato appena concluso alle previsioni per la prossima stagione, già entrata nel vivo con il toto-allenatore che, nel giro di un anno, ha coinvolto l’intera Serie A.
«Colpa della frenesia del vivere moderno – chiosa l’ex tecnico, tra le altre, di Inter e Udinese – di un’esistenza in cui vogliamo tutto e subito, altrimenti si è pronti a ribaltare le proprie certezze» . Al tavolo è seduto anche Gianluca Baldini, il proprietario del Pancino, per anni chef di Moratti a bordo del suo yacht, che stuzzica il mister sul suo strano “cuore a metà” : «Sono nato juventino – ribatte con orgoglio Orrico – ma sono innamorato anche dell’Inter, una realtà che ti cambia trascinandoti in mezzo a mille, pazze emozioni» .
Mister, facciamo il punto sulla Juventus, ingorda in campionato ma ancora a bocca asciutta in Europa. Con l’arrivo di Ronaldo i tifosi sognavano la Champions e poi...
«E poi la Champions ha mostrato tutti quei limiti di squadra che c’erano, e c’erano sempre stati, ma che erano rimasti nascosti in Italia, dove la Juve stravince da anni per meriti propri, ma anche per i demeriti degli avversari. Non a caso dissi che l’acquisto di Ronaldo era come aver messo un dipinto di Tiziano in un pollaio: la società ha inserito un grandissimo giocatore all’interno di una squadra incompleta, non all’altezza dei traguardi che si era posta. Una mediana carente sul piano dinamico e una difesa spesso in affanno e senza ricambi adeguati. Sbagliava chi pensava che sarebbe bastato un marziano in attacco per colmare queste lacune. Dall’Europa non è uscito ridimensionato CR7, ma la Juventus, proprio nell’anno in cui aveva fatto all-in sulla Champions. Ma qui conta l’efficienza del collettivo, e ogni punto debole viene punito. Le squadre inglesi erano complete, la stessa Ajax lo era e ha colpito la Vecchia Signora là dove si è rivelata incompiuta. La Juve è stata mal costruita, ed ora deve essere corretta, prima che Ronaldo diventi svogliato, come quest’anno quando in alcune partite la sua faccia diceva tutto. Cosa occorre fare l’ha mostrato il Liverpool: nessuna squadra italiana si sarebbe sognata di spendere 160 milioni per un portiere e un centrale di difesa. La Juve dovrebbe acquistare almeno due difensori e due centrocampisti oltre a Ramsey la cui affidabilità fisica è da valutare. E poi c’è il nodo allenatore da sciogliere. Allegri non ha pagato i mancati risultati in Champions, e nemmeno il “non-gioco . Semplicemente si era chiuso un ciclo e Agnelli, definito da Max un “decisionista”, una qualità nel calcio, ha preso la decisione giusta, consapevole che sarebbe stato peggio proseguire senza le solide basi per farlo. I due si sono comportati come due gentlemen inglesi, merce rara nel nostro sport. Ora tocca a Sarri? Sarebbe una rivoluzione, una rottura con il passato: sulla panchina bianconera si sono sempre seduti allenatori da risultato, pragmatici, con poca attenzione al gioco. Sarri al contrario è il maestro delle geometrie. In linea di principio è una scelta più che condivisibile, ma non è nel Dna Juve. Per questo il primo anno potrebbe faticare» .
Pensare che a Napoli c’è chi parla già di “tradimento”. A proposito, come giudica la stagione dei partenopei?
«I napoletani hanno una sensibilità tale da essere portati al tragicomico quando ci sono situazioni diverse da ciò che si aspettano. Ma quella di Sarri sarebbe la scelta di un professionista. Piuttosto i tifosi pensino a come De Laurentiis abbia fatto il gioco delle tre carte con il nome di Ancelotti: colpo ad effetto, ma di poca sostanza. Sul piano dei risultati ha fatto peggio del suo predecessore, in pratica con la stessa squadra. Lo dicono i numeri. Se il Napoli si è trovato nel limbo del secondo posto è stato perché il divario con la Juve si è rivelato incolmabile quasi da subito, a differenza dell’anno prima, quando Sarri portò la squadra a giocarsi lo scudetto fino alla penultima giornata. I fischi a fine stagione del San Paolo stanno in questo quadro, stanno nel gap tra i 91 punti di Sarri e i 79 di Ancelotti. Carletto sta simpatico a tutti, è ben visto dalla critica, ma un allenatore più che essere simpatico deve portare i risultati. E attenzione: se il Napoli non ha sofferto la lotta Champions è perché l’Inter ha avuto i suoi soliti comportamenti masochisti, altrimenti a un certo punto i tempi parevano maturi per il sorpasso. Ora i nerazzurri stanno attuando un progetto molto serio, per questo il Napoli dovrà davvero guardarsi le spalle l’anno prossimo» . —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
