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Italia, la sfida è vincere passando per il bel gioco

Alessandro Bernini

Il ct Roberto Mancini: «Con la Grecia e poi contro la Bosnia dobbiamo continuare a crescere» Tanti giovani in campo ma con le “certezze” Sirigu in porta e il duo Bonucci-Chiellini in difesa

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Serve più tempo per leggere il nome di Papastathopoulos o per trovare una ragione per temere la Grecia? Dopo le prime cinque lettere (Papas) ci è già venuto in mente che l’Italia è stata fatta fuori dall’ultimo Mondiale, quindi vince l’opzione numero 1.

Non abbiamo ancora riconquistato nulla. Anche se questa nazionale di Mancini inizia a piacere. Per il gioco, per la personalità, per la capacità di essere propositiva. In questa ottica stasera ci attende un bel test: perché la Grecia non sarà squadra di fenomeni ma laggiù creano sempre un bel clima e serve faccia tosta e carattere per non cadere nelle trappole.

Roberto Mancini lo sa bene. «Non possiamo entrare in campo per pareggiare o con la paura di perdere. Siamo la Nazionale italiana, sebbene arriviamo da un momento molto difficile per il nostro calcio. Dobbiamo far sì che non succeda mai più di non andare ai Mondiali, per noi è una motivazione in più. Saranno le due partite più difficili, ma noi vogliamo andare avanti per la nostra strada, giocando bene e vincendo».

Già. Il ruolo di un condottiero è di definire la realtà e dare speranza, diceva Napoleone. E il nostro ct ha capito che i suoi ragazzi hanno bisogno di acquisire certezze più mentali che tattiche.

Tra stasera e martedì (a Torino contro la Bosnia) ci giochiamo il 90% della qualificazione all’Europeo. Obiettivo che non può assolutamente sfuggirci. L’approccio alle qualificazioni è stato brillante ma soft (Finlandia e Lichtenstein), adesso si fa sul serio. «Sono tranquillo – ha confidato Mancini – perché sappiamo cosa dobbiamo fare: serve la stessa mentalità di sempre, giochiamo da diverse partite nello stesso modo e abbastanza bene. Ecco, questa partita può dimostrare che la nostra crescita sta continuando».

Avanti dunque col 4-3-3, anche se in attacco restano dei dubbi che il ct non ha voluto sciogliere («Ho ancora qualche ora per valutare, la certezza è una: ho cinque centravanti, qualcuno dovrà andare in tribuna, ma devo valutare anche le due gare in quattro giorni»). Molto dipenderà dalla posizione di Bernardeschi che può giocare sia da esterno (in questo caso davanti Quagliarella o Belotti) sia da “falso nueve”.

Una delle certezze è il ritorno in porta di Salvatore Sirigu. Nell’Italia del dopo-Buffon i giovani possono aspettare, per ora ci fidiamo di questo 32enne entrato nel pieno della sua maturità. Così come in difesa ci fidiamo degli eterni Bonucci e Chiellini. Proprio il “Chiello” ha voluto mandare un messaggio ai compagni, solo apparentemente lapalissiano. «Se la palla l’abbiamo noi non ce l’hanno gli altri – ha detto, parlando dell’atteggiamento della squadra – Abbiamo cercato un gioco propositivo ma con grande equilibrio, è quello che ci ha chiesto il mister da subito. Vogliamo avere il pallone, fare gioco, avere un equilibrio è fondamentale. La gara fra situazione ambientale e tecnica sarà molto difficile. Per vincere contro la Grecia dovremo fare una gran bella partita».

Bella partita soprattutto in mezzo al campo. Dove il dopo-Pirlo è stato un disastro e dove adesso iniziamo a rivedere la luce con questa strana alchimia che Mancini ha creato tra Jorginho, Verratti e Barella, tre elementi che sulla carta non sembrerebbero nati per giocare insieme.

E la Grecia? «Viene da risultati negativi – ha spiegato Mancini – ma io l’ho vista soprattutto negli ultimi mesi: buon gioco, prova a fare calcio». Bene. Allora evitiamo di resuscitarla anche nei risultati. —

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