Sicurezza
Poz, un ciclone per svegliare il nostro basket
Il miracolo Sassari è lui, Gianmarco Pozzecco: cuore, eccessi, voglia matta in panchina. E il movimento riscopre un perfetto traino mediatico
Come si fa a non amarlo, Gianmarco Pozzecco? Impossibile. Una simpatia cpntagiosa, trasversale: anche gli avversari proprio non riescono a voler male a questo eterno ragazzaccio del basket, oggi 47 anni, che con quell’aria da casinaro sembra quell’alunno sull’orlo della sospensione, ma che poi è talmente bravo che...
Il basket italiano, un pò sottotraccia sul piano mediatico negli ultimi anni, ha ritrovato il personaggio che può svegliarlo con una secchiata di acqua gelida. Uno che può richiamare pubblico nei palazzetti o suoi divani davanti alla televisione. Uno che vive al limirte, sempre e comunque, che si fa travolgere dalle emozioni senza pudore, che non finge mai. Che rischia, e spesso le scommesse le vince.
Se la Dinamo Sassari è la prima finalista scudetto del basket, il 90 per cento dle merito è suo. Se glielo dite, con la caratteristica cantilena giuliana, vi manda dove non batte il sole, ma come si siegano 22 vittorie di fila? La squadra è sempre la stessa, un manipolo di americani quasi ignoti e un gruppo di italiani talentuosi ma da rilanciare. Lui, il Poz, ha shakerato da par suo ed è venuto fuori il coktail tecnico e fisico più devastante della stagione.
Sassari ha eliminato l’Olimpia Milano, e mica di poco: tre a zero. Erano ere geologiche che la Juve del basket non usciva così, con ignominia, dalla lotta per lo scudetto (ne ha vinti 28). Tre a zero, con due vittorie al Forum, mamma mia. La Sardegna, miscela esplosiva di passione per i canestri, è saltata in aria come una polveriera. Ieri, sui social, Pozzecco era più cliccato della Ferragni. Il suo cognome è stato modificato in «Pozzesco» per celebrarne i meriti e i successi. Una grande rivincita per il coach goriziano, che non aveva avuto la stessa fortuna nelle esperienze precedenti a Varese e Bologna, sponda Fortitudo. Pozzecco è stato chiamato dal presidente Sardara per sostituire Vincenzo Esposito, esonerato dopo la diciannovesima giornata di campionato. La squadra, in quel momento, occupava la nona posizione in campionato con un bilancio di 9 vittorie e 10 sconfitte. L’arrivo della «mosca atomica», questo il suo soprannome quando faceva disastri (per gli altri) nel ruolo di playmaker, ha cambiato il volto dell’intera stagione: dopo le prime due sconfitte, una a tavolino con Cremona e una a Venezia, la compagine isolana ha inanellato un filotto, ancora aperto, di 22 vittorie consecutive tra campionato e coppa. Sotto la sua guida i sardi hanno conquistato il loro primo storico trofeo internazionale, la Fiba Europe Cup, superando in finale i tedeschi di Wurzburg. In campionato, invece, Sassari si è qualificata ai playoff eliminando, sempre per 3-0, prima Brindisi e poi, come detto, Milano. Prima di arrivare sulla panchina biancoblu, Pozzecco non aveva mai disputato una partita di playoff da capo-allenatore. Ora attende la vincente della seconda semifinale tra Venezia e Cremona per provare a regalare ai tifosi sardi il secondo scudetto della loro storia.
Impossibile non amarlo, Pozzecco. Un fisico normale che grazie al talento ha pasteggiato nel mondo dei giganti. Uno che, adesso, tutti vorrebbero avere dalla propria parte, come allenatore. «Per sfortuna non sono mai stato allenato da Pozzecco ma mi piacerebbe tantissimo. È stato mio compagno alla Fortitudo e so che persona è». Lo dice Marco Belinelli, uno dei nostri ambasciatori nel mondo Nba, uno che è stato allenato da Gregg Popovich, per dire. «Ho visto - aggiunge Belinelli - una Dinamo molto positiva, energetica nel senso che sono tutti contenti, felici e positivi. Questo è quello che il 'Poz' porta alle squadre. Ha una buona formazione, senza giocatori di grido ma gioca un grande basket e la considero la favorita per lo scudetto. Nei momenti importanti gioca con tre italiani in campo, è importante per la nostra pallacanestro. È particolare che Milano sia stata battuta, considerato il budget e gli obiettivi che aveva anche in Eurolega. Ma è ancora presto parlare di scudetto».
Beli ha ragione, ma con un allenatore così amato, per il quale i giocatori su butterebbero nel fuoco, e lui per loro, la parola impossibile non esiste. Da giocatore, il Poz facdeva canestro arrestandosi da nove metri o slalomeggiava sotto il naso a colossi di 2.10 per beffarli in sottomano. Lui ha vinto lo scudetto a Varese, e poi un Europeo. Lui, ora come ora. può fare tutto. —
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