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Valentino, Nibali e la difficoltà di reinventarsi

Giorgio Billeri
Valentino, Nibali e la difficoltà di reinventarsi

La cosa più difficile, nello sport, non è vincere o perdere: è ripartire. Resettare, reinventarsi, riprogrammare. Raccogliere i cocci di una delusione e da questa edificare la riscossa.

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Ripartire. La cosa più difficile, nello sport, non è vincere o perdere: è ripartire. Resettare, reinventarsi, riprogrammare. Raccogliere i cocci di una delusione e da questa edificare la riscossa. Ripartire è malinconico e stimolante al tempo stesso, perché di mezzo c’è l’estate che ti illanguidisce, o il mercato che ti cambia i connotati. O semplicemente, non ne hai voglia e devi trovarla dentro te stesso.

E’ stata una grande domenica di sport, che ha contenuto tutto: le rivincite delle tute blu, quelli che non avevano mai assaggiato il caviale del successo (Carapaz al Giro, Petrucci al Motomondiale del Mugello, il pugile extralarge Ruiz nel mondiale dei massimi di boxe), ma soprattutto è stata la giornata delle disillusioni, della fine dei sogni, di epopee sportive che si chiudono. Nomi nobili: Vincenzo Nibali, Valentino Rossi, l’Olimpia Milano del basket. O miracoli di provincia respinti alle porte del paradiso, come il Cittadella, che ha cullato la zuccherata illusione di diventare il più piccolo centro (21 mila abitanti) ad avere mai  raggiunto la serie A. La fatal Verona ha respinto  il piccolo grande “Citta”, che diventa – appunto – il manifesto della bellezza e della difficoltà di ripartire. Potrà un gruppo di onesti pedatori, andati chilometri oltre le proprie possibilità, ripetere una stagione del genere e magari lottare  ancora per la promozione? O i falchi del mercato planeranno sui pezzi pregiati, smantellando la squadra perfetta?

Ecco, il difficile di ricominciare è tutto qui. Riuscire a vedere il futuro senza terremotare il presente. Prendete l’Olimpia Milano: ricchissima, tracotante, favoritissima. Ha in mano il portafoglio di Armani in un mondo del basket dove in tanti non hanno l’acqua calda nella doccia. Ha vinto più scudetti della Juve nel calcio, ospita Real, Barcellona e Cska. Colleziona figurine di campioni senza cuore, senza chimica. E in questa splendida domenica di giugno, in Sardegna, il progetto è andato in mille pezzi davanti alla stordente bellezza di un Bancosardegna Sassari con meno soldi, meno pubblico, senza Armani ma con un allenatore vero – Gianmarco Pozzecco _  che per noi vale Carapaz e Petrucci.  Milano non perdeva una serie scudetto da una vita, e ora si trova nella scomoda e sconisciuta esigenza di resettare tutto. Pagherà Pianigiani, pagheranno i giocatori, ma forse la filosofia cambierà: spendere meno, magari, ma edificare una squadra degna di questo nome.

L’estate porterà consiglio anche a Vincenzo Nibali e Valentino Rossi. Due mostri dello sport italiano, che stanno gestendo in modo diverso il loro crepuscolo di carriera. Lo Squalo, anni 34, è stato uno dei pochissimi motivi che ha spinto la gente ad accalcarsi sui marciapiedi d’Italia, sulle salite. Classe, coraggio, fantasia, intelligenza: Vincenzo è la sintesi del ciclismo. Eppure non ha vinto: un ecuadoregno dal profilo inca, Richard Carapaz, l’ha uccellato sulla salita di Courmayeur e non si è più staccato. Saranno giorni di riflessione, perché il cronometro della vita fa tic tac, e nella classidra c’è sempre meno sabbia. Farà il Tour, Vincenzo, ma ripenserà, resetterà il proprio modo di essere, di approcciare la corsa: andrà per vincere qualche tappone, non per la classifica. Ed è quello che rischia di fare anche Valentino Rossi, che ha chiuso sull’asfalto, come un motociclista della domenica, il suo triste weekend del mugello. Scollinati i 40, con una ,moto che non ama e non lo ama, forse il Dottore ha capito che il titolo è una chimera, e dunque, anche per un colosso come lui, è arrivato il tempo di reiventarsi, di resettare: puntando magari alle ultime vittorie, quelle del prestigio e dell’addio. Questa domenica ce l’ha insegnato: reinventarsi, ricominciare. Bello, difficile, terribile.

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