La protesta
Dalla Seconda categoria all’Eurocoppa Sarri vincitutto: manca solo lo scudetto
Potrebbe conquistarlo se andrà alla Juve. Il cammino dell’ex bancario partito dalla Faellese e arrivato al trionfo col Chelsea
Quello che con vince mai, Maurizio Sarri, ha alzato al cielo un’altra coppa, ha messo in bacheca un altro successo. Certo l’Europa League conquistata con il Chelsea ha in qualche modo il sapore della prima volta, della prima volta al tavolo dei grandi, ma in quanto ad acuti la carriera dell’ex impiegato di banca è ricca assai.
Praticamente ha vinto in ogni categoria, partendo dalla Seconda e arrivando fino alla Serie B. Gli manca il più importante, è vero, ma se andate a guardare la sua carriera scoprirete che al piano più alto ci è arrivato tardi. «Di sicuro – disse anni fa, subito dopo aver portato l’Empoli nel paradiso del pallone – a fine carriera mi compro una squadra di Terza categoria, così ci provo a sistemare quella casella». Ovvero l’ultima.
L’occasione di sistemare la prima, invece, potrebbe arrivare presto. E in maniera che fino a qualche settimana fa era impensabile: l’occasionissima, cioè, per Sarri potrebbe chiamarsi Juventus.
Il successo in Europa League, infatti, ha rafforzato lesue quotazioni. Ora non è più l’uomo solo l’uomo dall’anima rossa e dalla tuta scura. No, è l’allenatore che vince nel continente. Situazione che ai bianconeri non può che aumentare l’appetito. Se l’incontro a Baku con il presidente Andrea Agnelli aveva fatto pensare a una soluzione rapidissima, però, la sensazione del giorno dopo è che potrebbe non essere esattamente così.
E per almeno un paio di motivi. Il primo è proprio la Juventus, le cui intenzioni non sono ancora del tutto chiare (almeno all’esterno dell’universo bianconero). La sensazione è che nel club ci siano almeno un paio di anime. La prima è convinta, convintissima che Sarri sia l’uomo giusto. Che la grande svolta, perché una grande svolta sarebbe, sia quello che serve. L’altra, invece, subisce ancora il fascino e il richiamo del grande nome. Che, con Guardiola e Kloop irraggiungibili, sarebbe rappresentata dall’argentino Mauricio Pochettino. Che il Tottenham in finale di Champions League lo ha portato e che, dentro e fuori dal campo, sembra decisamente più somigliante a chi i bianconeri li ha guidati fino all’altro ieri, Massimiliano Allegri.
L’altra situazione (di non poco conto) da chiarire è poi la volontà del Chelsea. Perché dopo un anno non tutte rose e fiori, quella coppa alzata al cielo di Baku potrebbe fare una qualche differenza. Anzi, secondo il Sun l’ha già fatta e Abramovich ora quel tecnico così “ruspante” se lo vorrebbe tenere stretto. E Sarri che dice di tutto ciò? Dice e non dice, in pieno stile dei professionisti del pallone.
«Il mio futuro? Da domani tireremo le somme, gli anni di contratto sono ancora due, vediamo il risultato della discussione. Non ci sono grandissimi problemi, poi come in tutte le società penso che un confronto sia obbligatorio e dovuto – ha spiegato dopo la finale – è stata una stagione difficile, non è semplice arrivare in un campionato così e ambientarsi velocemente, ci sono state difficoltà per me ma con il passare dei mesi sta diventando una squadra mia».
Per capire se lo resterà, però, bisognerà attendere se non altro un summit che dovrebbe andare in scena nella prossime ore fra la plenipotenziaria del Chelsea, Marina Granovskaia, e l’ agente di Sarri, Alessandro Pellegrini, accompagnato dall’intermediario Fali Ramadani. Intanto, però, già si parla di un indennizzo da 5,5 milioni che il club londinese vorrebbe per liberarlo (comunque decisamente più basso di quello da versare al Tottenham per Pochettino...). Qualche giorno ancora di attesa è necessario, insomma. E mentre l’ex popolo di Sarri, quello del Napoli, sta inviando messaggi in ogni modo («Maurizio resisti», è il tono), a benedire l’eventuale matrimonio è intervenuto addirittura Arrigo Sacchi, il tecnico che più di ogni altro ha influenzato la visione calcistica di Sarri. «È un allenatore che ha dimostrato di saper dare uno stile alle proprie squadre, una identità – ha detto l’ex ct – ormai il mondo va a una velocità così grande che se non ti rinnovi cadi nell’antichità. Sarri alla Juventus sarebbe una rivoluzione importante». —
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