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Non saremo belli ma l'Italia emoziona

Giorgio Billeri
Non saremo belli ma l'Italia emoziona

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Sarà vero che il nostro campionato è il meno allenante, il più noioso, il trionfo della tattica che soverchia la poesia e il bel giocare. Sarà.Ma una serata del genere, con i cuori che palipitano in tutti i campi, emozioni e risse, suggestioni e lacrime, solo il calcio italiano può esprimerla. De Rossi e le sue lacrime, Dragowski e i suoi miracoli, San Siro e le sue paure, Atalanta-Sassuolo e le sue risse (e meno male eravate amici...), Gattuso e il suo futuro appeso a una radiolina, 35 mila cuori viola paralizzati per novanta minuti, un allenatore di 66 anni costretto a soffrire come un ragazzino per portare il suo Empoli nel Nirvana della salvezza.

Tutto cambia, continuamente. Non ricordavamo un epilogo così, una serata così. C’è il Milan che per mezz’ora è in Champions, addirittura da terzo, con l’Inter fuori: immaginatevi gli sfottò domattina ai bar sotto la Madonnina. Come non detto. Spalletti pesca la carta Keita e quello manda l’Empoli all’inferno. La notizia rimbalza al Franchi di Firenze, e della serie mors tua vita mea 22 giocatori si fanno l’occhiolino in campo: un pareggio ci basta, non ci facciamo del male. Il calcio è questo, lo è sempre stato, inutile moraleggiare troppo.

Così la pattuglia toscana in serie A. per questa crudelissima logica, perde un vagone su due. L’Empoli abbandona il palcoscenico che conta tra gli applausi: bel gioco, tanti giovani lanciati, solo un periodaccio che alla fine è stato esiziale. Trenta chilometri verso est, Firenze resta in serie A ma senza voglia di far festa: il club era partito tra squilli di fanfara per entrare in Europa, ha finito per salvarsi all’ultimo tuffo con una non-partita alla ricerca del salvifico zero a zero. Commisso, nuovo patron in pectore, dovrà aprire il forziere per allestire una Fiorentina degna della sua gente.

Chi stanotte avrà brindato fino alle ore piccole è l’Atalanta, capolavoro del Gasp, piccolo Leicester lombardo che si ritrova con 40 milioni nel forziere e la prospettiva di giocarsela, magari, con Barcellona o Real Madrid: un miracolo? No, la logica conclusione di un percorso virtuoso, fatto di sani investimenti e lungimiranza. Che festa sia: e magari senza smantellare tutto, visto che tutti vogliono i pezzi pregiati della bottega Percassi. Detto dell’illusione del Milan, comnunque autore di un buon campionato, il finalino spetta all’Inter: nel suo Dna c’è la pazzia, la sofferenza, soffrendo la Champions è arrivata. Spalletti ha portato in fondo la missione, e come spesso gli è accaduto dovrà lasciare i dividendi a un altro. Ma chapeau, Luciano. Comunque. 
 

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