Il Tirreno

Sport

giro d’italia 2019  

Cataldo fa il massimo, Nibali sfiora l’impresa

dall’inviato Antonio Simeoli
Cataldo fa il massimo, Nibali sfiora l’impresa

Il gregario dell’Astana vince la tappa della “mini Lombardia”  Carapaz resta in rosa sfruttando la foratura di Primoz Roglic

3 MINUTI DI LETTURA





Como. Una foratura a 20 km dalla fine, quando il gruppo dei più forti era lanciato sul lungolago di Como e a separarlo dall’arrivo c’era soltanto l’insidiosa salita del Civiglio. Una foratura che forse deciderà questo Giro d’Italia. Perché a forare è stato Primoz Roglic, lo sloveno della Jumbo-Visma, favorito per la rosa finale con solo 7” di ritardo sul leader Carapaz. Roglic reagisce, Tolhoek, unico compagno al fianco, gli dà la sua bici. Insegue, anche con la tirata malandrina, dell’ammiraglia. Torna in gruppo, ma affrontare salita del Civiglio e discesa con una bici non della tua misura a questi livelli, quando anche un millimetro in più può fare la differenza, è durissima. Nibali lo capisce, è nel suo giardino di casa per averci vinto due Lombardia. Si sfila dalla testa del gruppetto, butta un occhio a sinistra, ha la conferma di come lo sloveno faccia fatica. Attacca a 2 km dalla vetta. Due volte. La maglia rosa della Movistar va con lui finché la strada sale. Nibali in discesa fa numeri, Carapaz si stacca ma poi recupera (è in formissima l’ecuadoriano già eroe d’una nazione), Roglic insegue, in un tornante a destra perde l’equilibrio e finisce aggrappato a un guard-rail. Risale e riparte. Il suo Giro poteva finire lì.

Alla fine dai rivali perde 40” preziosi. Un piccolo miracolo visto quanto gli è accaduto nel finale. Ora la maglia rosa, a una settimana dalla fine del Giro ha 47” su Roglic e 1’47” su Nibali (Bahrain). Majka (Bora) è a 2’35, Landa (Movistar) a 3’15”. Se Carapaz o Nibali avranno fatto l’azione chiave della corsa o se Roglic, con una difesa comunque eroica sulla bici di un compagno, avrà messo un bel mattone per vincere la maglia rosa lo dirà la strada quest’ultima settimana. Quel che è certo è che i migliaia di appassionati che ieri hanno invaso le strade del finale di tappa, copia e incolla degli ultimi chilometri della classica d’autunno, hanno assistito a un’azione decisiva e spettacolare.

E si sono gustati il beniamino dell’Italbici correre con una rabbia agonistica e una condizione super che fanno ben sperare per l’epilogo della corsa. Ha fame di terza maglia rosa lo Squalo, fa valere l’esperienza e ammette anche gli errori. «Ho cercato di guardare in faccia gli avversari, salivamo a un ritmo forte, il ciclismo di oggi ci induce a essere molto competitivi», ha detto raccontando l’attacco e avvolto, come ogni giorno, dall’abbraccio della folla. Poi la proiezione sulla terza settimana, che, dopo il riposo di oggi, inizierà domani col Mortirolo. E un “mea culpa” che gli fa onore. «Carapaz va forte, ma abbiamo sbagliato a lasciargli troppo spazio sabato a Courmayeur».

«Prendo esempio da Alberto Contador, lui voleva solo vincere», ha concluso omaggiando l’ex rivale che al traguardo gli ha fatto i complimenti e annunciando nuovi attacchi. Carapaz: «Io e Nibali ci troveremo molto spesso fianco a fianco in questa settimana», ha detto il leader. E la vittoria di tappa? È la dimostrazione che nel ciclismo la fatica, fatta anche per gli altri, spesso ti ripaga.

Dario Cataldo (Astana) e Mattia Cattaneo (Androni) fuggono 23 km dopo il via, schizzano anche a 13’di vantaggio, riescono per un soffio (11”) a giocarsi la corsa. Meriterebbero entrambi la vittoria. La ottiene Cataldo, abruzzese di 34 anni, professione gregario. «Il mio sogno era vincere al Giro», dice commosso. A Pinerolo era in fuga e l’avevano fermato per aiutare i capitani. Aveva detto: «Giusto, è il mio compito». È stato ripagato, con gli interessi. –


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze