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Dal garage di casa a Forbes, un calabrese tifoso... della Juve. Chi è Commisso, l'imprenditore interessato alla Fiorentina

Guido Fiorini
Dal garage di casa a Forbes, un calabrese tifoso... della Juve. Chi è Commisso, l'imprenditore interessato alla Fiorentina

Il proprietario dei New York Cosmos è arrivato in America seguendo il padre falegname. Poi ha fondato il colosso Mediacom 

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Si dice che la Mediacom l’abbia fondata nel garage di casa sua, nel 1995. In 24 anni l’azienda di telecomunicazioni che produce e distribuisce servizi di televisione via cavo, internet, piani tariffari telefonici, è diventata l'ottava azienda statunitense nel settore TV via cavo. Ha 4500 impiegati e circa 1 milione e mezzo di clienti in 23 stati contando i soli Stati Uniti. Quotata al Nasdaq (National Association of Securities Dealers Automated Quotation, cioè Associazione nazionale degli operatori in titoli con quotazione automatizzata, una sorta di borsa su rete virtuale), nel 2009 Mediacom ha avuto un fatturato di 1,196 miliardi di euro.

Rocco Commisso nasce a Gioiosa Marea, in Calabria, il 25 novembre 1969 e nel 1982, appena dodicenne, emigra in America con la famiglia quando il papà Giuseppe, falegname senza un soldo ed ex prigioniero di guerra in Africa, decide di cercare fortuna negli Usa, in Pennsylvania. E adesso, con un patrimonio stimato da Forbes di 4,3 miliardi di dollari (4,5 miliardi nelle rilevazioni in tempo reale), l'imprenditore italo-americano è tra i più ricchi proprietari di un club di calcio al mondo.

Eppure Commisso arriva negli Usa senza sapere una parola d'inglese. Trasferitosi nel Bronx, a New York, svolge tutti gli studi negli Usa (Mount Saint Michael Academy), fino alla Columbia University che, giocando a calcio, gli ha dato una borsa di studio e a cui è rimasto legatissimo: l'università nel 2013 gli ha intitolato il proprio stadio di calcio, in virtù delle molte donazioni. Alla Columbia nel 1971 si laurea in ingegneria industriale, quattro anni più tardi consegue anche un Mba (master in business administration).

Dopo gli studi Commisso inizia a lavorare alla Pfizer ma, dopo il master in economia, trascorre dieci anni nel settore finanziario, inizialmente presso la Chase Manhattan Bank (ora parte del gruppo JPMorgan Chase), per poi spostarsi alla Royal Bank of Canada dove dirige le attività di prestito ai settori dei media e delle comunicazioni. Quindi per 9 anni è il direttore finanziario di Cablevision, acquistata da Time Warner nel 1995. Quello stesso anno, Commisso fonda la sua Mediacom, società che ha costantemente chiuso i bilanci in crescita, secondo la scheda che gli dedica Forbes.

La rivista scrive che Commisso creò Mediacom in un momento di sconvolgimenti del settore, sia per i nuovi regolamenti federali, sia per l'aumento di prezzi e della concorrenza che spaventavano i piccoli operatori via cavo spingendoli a vendere.

«Mentre altri saltavano - si legge sul sito di Forbes -, lui sfruttò circa 3 milioni di dollari - gran parte della sua piccola fortuna - per iniziare a comprare le linee di cavi più economiche disponibili, concentrandosi sui mercati secondari in stati come Iowa e Georgia. Anche i suoi uffici sono lontani: Mediacom HQ è a Chester, New York, un verdeggiante speck di 12.000 persone, a 25 minuti da West Point».

Nel 2011 la società da lui fondata lascia la Borsa e Commisso ne acquisisce il controllo totale, con l'87% delle quote e facendo per la prima volta la sua apparizione nella prestigiosa classifica dei Billionaires stilata da Forbes. Sposato e padre di due bambini, Commisso vive a Saddle River, nel New Jersey. E ora potrebbe essere pronto al ritorno in Italia, con una nuova possibile sfida.

Del resto, per lui, il calcio non è una novità. Sin da ragazzo tifoso della Juventus («Del resto in quel periodo vinceva sempre e la Gazzetta che leggevo dal barbiere ne aveva le pagine piene»), il 10 gennaio 2017 Commisso acquista una quota di maggioranza dei New York Cosmos, club militante nella seconda divisione nordamericana, salvandolo dal fallimento e diventandone il nuovo presidente. Fra le prime decisioni spicca quella di spostare gli incontri casalinghi della squadra al MCU Park di Coney Island, principalmente utilizzato per il baseball, data la difficoltà da parte dei tifosi nel raggiungere l'ex impianto di casa.

E, in testa sua, vorrebbe un soccer più simile al calcio europeo o sudamericano: «Vorrei che la federazione Usa – ha detto qualche tempo fa alla Gazzetta – fosse arbitro imparziale e non permettesse alle altre due leghe di portarci via le squadre per annientarci. Come Nba, Nfl e Mlb, il soccer non ha promozioni né retrocessioni: non c'è meritocrazia sul campo. Possibile? Eppure gli americani che hanno investito in Premier o in Italia sanno del rischio di andare in B. Perché qui il calcio deve avere regole diverse? È uno sport internazionale e invece è stato americanizzato. L'ho detto e qualcuno si è offeso». Ora dovrà misurarsi con il calcio vero. Sperando di comprare una squadra in A e non in B. Stasera lo sapremo. —
 

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