Gioco
Irrati, l’avvocato chiamato Var «Specializzarmi? E’ doveroso»
L’arbitro pistoiese è diventato il numero uno al mondo nell’analisi dei video «Mi sono adeguato alla tecnologia, la finale di Europa League è un altro premio»
Spesso quella dell'arbitro è una figura trascurata e invisa negli stadi: cori e applausi sono riservati ai giocatori e agli allenatori, mentre per i direttori di gara solitamente piovono solo fischi. La prospettiva si è ribaltata a Pistoia, nel nuovo centro della Fondazione Maria Assunta in Cielo Onlus: in grande festa di sport e solidarietà, tra sorrisi e fischi (in questo caso positivi), l'arbitro internazionale Massimiliano Irrati è stato nominato ambasciatore ufficiale di una splendida realtà che da anni opera sul territorio pistoiese a sostegno delle persone con disabilità.
Un evento che ha visto protagonista assoluto il celebre fischietto di origini pistoiesi classe 1979, avvocato di professione e arbitro dal 1996, quando iniziò una folgorante carriera che lo ha visto diventare uno dei migliori direttori di gara al mondo. Il 18 marzo 2012 ha esordito in Serie A, mentre nel 2016 ha ricevuto il premio come miglior fischietto. Diventato arbitro internazionale nel 2017, Irrati si è poi progressivamente "specializzato" nel Var, guadagnandosi la selezione dalla FIFA per i mondiali di Russia 2018.
Abbiamo visto un Irrati visibilmente emozionato. Cosa prova?
«Dire che sono felice sarebbe riduttivo. È il primo giorno di un incarico a tempo indeterminato: voglio fortemente rimanere legato alla Fondazione MAiC, perché svolge un lavoro eccezionale. Nei mesi scorsi ho avuto la fortuna di venire qua in un giorno normale: è stata un'esperienza straordinaria».
Gli utenti del centro le hanno riservato un'accoglienza degna di Cristiano Ronaldo. «Conoscere questi ragazzi è stato splendido: si pensa di poter dare qualcosa a loro, invece è il contrario. Riescono a superare qualsiasi tipo di barriera con il loro modo di fare spontaneo».
E le hanno chiesto cosa significa essere un arbitro.
«Fare l'arbitro è una professione complicata. A guidarci ci dev'essere sempre il proposito di rimanere in equilibrio: a volte ci riusciamo, altre no. Da pistoiese, essere qua è una soddisfazione doppia. Lo sport spesso è oggetto di polemiche, invece è necessario dare altri segnali. La nostra città merita spot positivi come questo».
Parliamo di calcio: lei è ormai diventato un grande esperto di Var.
«Quando si fa un mestiere, bisogna essere pronti a recepire le sue mutazioni. Con l'avvento della tecnologia mi sono fatto trovare pronto a cambiare punto di vista, dal campo al monitor.
E vi assicuro che le cose sono molto diverse».
Per lei si prospetta una futura carriera da... Varista?
«Perché no. Ribadisco, bisogna sapersi adattare ai mutamenti tecnologici».
Intanto, dopo la finale dei Mondiali, sarà la volta di quella di Europa League, il prossimo 29 maggio.
«Essere stato scelto per la finale di Baku tra Chelsea e Arsenal è senza dubbio una bella soddisfazione. Insieme a Rocchi abbiamo fatto un percorso importante e c'è un ottimo feeling, lui in campo e io dietro il monitor».
Quale sarà il prossimo step per perfezionare ulteriormente il sistema?
«L'uniformità nel gioco del calcio è un'utopia, qualsiasi situazione può essere letta da punti di vista opposti. Quello che facciamo da sempre è provare a garantire equilibrio, sulle valutazioni esterne non possiamo incidere».
Al netto delle polemiche, insomma, il suo bilancio sulla stagione arbitrale è positivo. «Assolutamente si». —
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