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GIRO D’ITALIA 

Sapore Demare, a Modena volata francese Viviani beffato, ancora paura per una caduta

Antonio Simeoli
Sapore Demare, a Modena volata francese Viviani beffato, ancora paura per una caduta

Sbandata nel gruppo lanciato a 60 orari, ci rimettono Ackermann e Moschetti. Oggi altra chance per gli uomini-jet

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«Houston abbiamo un problema». Sì, perché un anno fa il Giro d’Italia, inteso come giro degli italiani, si era “votato” a Elia Viviani, capace di vincere quattro tappe e dare un’altra prospettiva all’Italbici aggrappata a Vincenzo Nibali che però non c’era.

Quest’anno, invece, Viviani, vestito pure d’un fiammante tricolore cucitogli apposta per la campagna d’Italia, proprio non riesce a vincere. Tre secondi posti e la beffa di Orbetello, quando la sua bella volata il veronese l’aveva vinta sulla strada ma era stato declassato dal Var.

Ieri a Modena? Ha perso Elia, semplicemente perché il francese Arnaud Demare (Groupama) è stato più forte di lui e perché, nella terra di motori e piloti, e nel giorno triste della morte di un asso della F1, che da queste parti ha trovato la simbiosi perfetta con la Rossa per costruire gran parte della sua leggenda, Niki Lauda, ha potuto contare su un “pilota” d’eccezione.

Sì, perché non solo nei motori, ma anche nel ciclismo il pilota è fondamentale. Per gli sprinter è il gregario, di solito buon velocista, che mette il capitano nella posizione perfetta di sparo ai 200 metri.

Il piacentino Jacopo Guarnieri, in gruppo, è considerato un asso. Fa tutto quello che deve fare all’ultimo chilometro. Demare deve soltanto scegliere la parte sinistra della carreggiata e aprire il gas. Il francese è forte.

Ha vinto la Milano-Sanremo nel 2016, tappe al Tour. Insomma, ha vinto con merito. «Una grande volata, mi sono tolto un peso, ora sono libero di testa e posso vincere anche a Novi Ligure (oggi ndr)», ha detto all’arrivo, mentre Viviani, secondo, masticava amaro, così come Selig (Bora) e Caleb Ewan (Lotto Soudal), che però il ghiaccio l’aveva già rotto a Pesaro. Dietro altri due italiani, quinto Giacomo Nizzolo (Dimension Data), sesto Davide Cimolai (Israel). E la maglia ciclamino Ackermann, superfavorito?

Mentre Demare festeggiava e Viviani s’abbatteva, cercando di capire perché al suo motore manchino quei cavalli necessari a fare la differenza, al traguardo, scortato dai compagni della Bora, arrivava la maglia ciclamino.

Con i pantaloncini squarciati, paurose (e dolorose) escoriazioni su spalla, fianco e gamba destra.

La tappa piattissima partita da Ravenna (scontata giornata tranquilla in rosa per Conti e i big) ha vissuto il suo momento thrilling proprio sotto lo striscione dell’ultimo chilometro. Gruppo lanciato a oltre sessanta all’ora, Ackermann tampona il compagno che lo precede, pauroso volo, Marezcko (Ccc) e Consonni (Uae) finiscono sull’asfalto giù con lui, come altri. Quello che sta peggio è il neoprofessionista Andrea Moschetti (Trek) che finisce all’ospedale.

Nella terra dei motori e della velocità è il brivido dello sprint. Oggi a Novi Ligure la replica e l’ultimo appello per Viviani, ancora a secco di vittorie e per questo molto arrabbiato. Elia ha già detto, infatti, che lascerà la corsa rosa prima delle montagne. Senza l’obiettivo della maglia ciclamino (in fumo dopo la penalizzazione a Orbetello) e senza tutti i cavalli nel suo motore, meglio preparare la rivincita al Tour de France. Se ritrova tutti i cavalli, a Bruxelles il 6 luglio c’è una volata in cui è “solo” in palio la prima maglia gialla del Tour de France. Una bella rivincita no? —



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