Sicurezza
Meraviglioso Empoli: Toro asfaltato Ora può crederci
Altra bella pagina di un eccezionale romando calcistico: decisivi gli ultimi 90 minuti ma l’impresa torna possibile
È una bestia strana, il calcio. Ti regala sensazioni, emozioni, colpi di scena. Ti regala una squadra come l’Empoli, quello di Aurelio Andreazzoli, che fino a tre settimane fa aveva un piede in mezzo in B e che, 270 minuti dopo, vede la salvezza. Quasi la tocca, quasi. Sarà l’ultimo turno di campionato a scrivere il capitolo conclusivo di questo pazzesco romanzo calcistico, ma già viverla così somiglia tanto, tantissimo, a un’impresa.
E un libro così bello, roba da far concorrenza a Paul Auster, non può che essere fatto di tante storie incredibili. Per chiudere le porte dell’Europa al Torino, infatti, escono fuori protagonisti inattesi e soliti noti. Come Ciccio Caputo, che santifica il terzo acuto consecutivo firmando il definitivo 4-1 allo scadere, che gioca (da due turni) con un’infrazione a un dito di un piede; come Afriye Acquah, titolare per caso (infortunio di Krunic nella rifinitura) contro la sua ex squadra e autore non solo di 60 minuti super ma anche della rete apri-partita; come Matteo Brighi, classe 1981, gettato nella mischia proprio per il ghanese (che esce acciaccato) al 19’ della ripresa e autore del nuovo vantaggio azzurro una manciata di secondi dopo al primo pallone toccato della sua partita.
Tre storie, tre esempi, che raccontano di come l’Empoli abbia vinto, con pieno merito, come gruppo di uomini prima che come squadra di calcio. La vogliono di più, gli azzurri, spinti dal loro popolo e guidati da un tecnico, nonno Aurelio, che è magistrale sotto il profilo tattico, ma più ancora nel toccare le corde giuste dei suoi. Che ad ogni avversità rispondono dando ancora di più. Così al Toro non resta che arrendersi. Dire addio al sogno europeo inseguito però con grande forza durante tutto il match.
Nel primo tempo, in realtà, c’è quasi solo Empoli. Che aspetta, riparte, punge. Con Farias, che va a mille. E Acquah che al 27’ segna di giustezza (e non al primo tentativo). La reazione dei granata è guidata dal solito Belotti. Il Gallo prima esalta Dragowski in acrobazia (35’), poi iuncorna fuori di niente (36’) infine timbra anche il palo (43’) con Traore che poi allontana la minaccia nei pressi della riga. È il famoso quarto d’ora granata, che si ripete ad inizio ripresa. Mazzarri sgancia subito Iago Falque per il pessimo Aina passando al 4-3-3. È l’8’ e 4 minuti dopo proprio il nuovo entrato gioca di carambola col palo lungo infilando il pari. È il momento più difficile per gli azzurri, ma gli ospiti pagano l’azzardo (necessario). Cioè non hanno più equilibrio e appena gli azzurri riaccendono la luce fanno danni. Come al 20’, quando Farias (innescato da Traore, gigantesco il suo secondo tempo...) impegna Sirigu, sulla respinta ci prova Di Lorenzo e il rimpallo porta la palla sul piede di Brighi, dentro da un amen, a 1 metro dalla porta vuota: è il 2-1. Mazzarri rischia ancora: entra Zaza per Meite e il Toro ora gioca 4-2-4, anzi è praticamente un 2-4-4. Che, fatalmente, presta il fianco alle scorribande azzurre. Anche perché stavolta l’Empoli non si abbassa. Attacca alto, altissimo, e al 25’ nell’aria avversaria ha i due esterni: Pajac crossa, sul secondo palo raccoglie Di Lorenzo che si trasforma in Garrincha, manda al bar Izzo con una sterzata e scarica una bordata all’incrocio dei pali più vicino. È il tris che fa scattare l’apoteosi azzurra già al 25’. Eppure la partita racconta ancora tanto: Sirigu che salva su Traore, Dragowski che mura Zaza. Ma sul cielo del Castellani ormai non ci sono più nubi, torna il sola. E Caputo allo scadere lo rende ancora più caldo scartando il cioccolatino di Farias, dopo un recupero di Brighi, e chiudendo il capitolo.
Già, ora manca l’ultimo. Inter-Empoli. —
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