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Allegri e la Juve: lasciarsi da signori

Corrado Orrico
Allegri e la Juve: lasciarsi da signori

Ha ragione chi dice che la Juventus ha vinto anche nell'addio di Allegri. Una separazione che ha poco o nulla di italiano

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Ha ragione chi dice che la Juventus ha vinto anche nell'addio di Allegri. Una separazione che ha poco o nulla di italiano. Noi siamo abituati alle polemiche, alle rotture, all'addossarsi le colpe, qui c'è stato invece un saluto tra gentiluomini. Allegri ha definito Agnelli un "decisionista", e questo nel calcio è un grande complimento per un dirigente. La proprietà ha preso coscienza di come fosse giusto cambiare, e allora ha maturato una decisione tempestiva, piuttosto che tergiversare.

Le parti si sono però lasciate civilmente, con rispetto reciproco e stima professionale. Un segno di come si possa sempre migliorare. Perché la Juve, potenza del calcio italiano, formidabile per organizzazione e programmazione, ora dimostra pure una sensibilità che non sempre si era vista in passato.

E Max? I numeri sono dalla sua parte. Gli si può bonariamente rimproverare qualche scelta stravagante, qualche eccessiva insistenza con alcuni giocatori e qualche decisione sbagliata con altri, ma un domani, ripensando alla sua storia sulla panchina bianconera, resteranno soprattutto il lavoro serio e la formidabile striscia di vittorie che ha ottenuto in Italia. Vero, allenava la Juve e alla Juve vincono tutti, però non così tanto come ha vinto lui. E un motivo ci sarà. In fondo, gli stessi detrattori di Allegri gli hanno mosso osservazioni più estetiche che sostanziali. Insomma: si chiude un ciclo, e si chiude con il massimo rispetto per chi ha dato tanto alla causa.

Significativo poi che questo avvenga nella settimana in cui a Roma succede l'esatto opposto, con un altro uomo di grande spessore che viene liquidato in una maniera talmente impropria da sollevare critiche da tutto il mondo del calcio. De Rossi, pur non essendo Totti, ha incarnato lo spirito della Roma come il Capitano. Ne è stato un giocatore di straordinario valore, e poi una bandiera. E la dirigenza che fa? Gli dà il benservito dopo avergli offerto un contratto a gettone? Così non va. E se anche addio doveva essere, allora andava preparato meglio. Non con il presidente in giro per il mondo che fa i saluti sui social. Una conferma di come la Roma - e con lei anche le altre protagoniste del nostro calcio - debbano crescere ancora molto per essere al livello della Juve. Non solo come organico, ma anche come spessore societario.

(a cura di Giorgio Carlini)

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