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IL COMMENTO 

TIFO PACATO NELL’ARENA CHE RICORDA IL COLOSSEO

CLAUDIO GIUA

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CLAUDIO GIUA

In determinate condizioni ambientali, il pubblico del Foro Italico è tra i più corretti e competenti al mondo. Quando, all’imbrunire del penultimo giorno degli Internazionali, scendono in campo Novak Djokovic, il serbo numero 1 Atp, e Diego Schwartzman, la sensazione è che stia per cominciare un concerto alla Scala, non una semifinale del torneo. Gli scambi sono tesi e prolungati ma il silenzio è assoluto. Gli applausi premiano equamente chi ottiene il punto. Nessuno osa muoversi sulle tribune se non tra un game e l’altro. Merito anche del giudice di sedia, l’italiano Gianluca Moscarella. Anche le tre semifinali del pomeriggio si svolgono in un contesto che definirei “molto british” se nel recente passato non avessi assistito a intemperanze del pubblico di Wimbledon. Basta tuttavia poco perché la situazione muti. Accade, per esempio, quando Tsitsipas contesta, con civiltà, alcune decisioni arbitrali. Per questa ragione mi sono riferito a “determinate condizioni ambientali”: se in semifinale fossero approdati Fognini o Berrettini, i romani del Foro Italico avrebbero scoperto di avere lo stesso Dna dei loro antenati che assiepavano l’Anfiteatro Flavio. —

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