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TRIONFO DI INZAGHI 

La Dea giù dall’Olimpico: Lazio in estasi

La Dea giù dall’Olimpico: Lazio in estasi

Il riscatto di Milinkovic-Savic, la consacrazione di Correa: negli ultimi 10’ i biancocelesti puniscono un’Atalanta sottotono

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ROMA. Che cos’è il calcio. Una fabbrica infinita di storie, di favole, di riscatti. Di uomini dimenticati che scrivono la storia. Come Sergej milinkovic Savic: talento puro come acqua di fonte, il prototipo del centrocampoista moderno, forte e tecnico. L’estate scorsa tutti lo volevano e Lotito sparava la valutazione di 110 milioni. Poi il tunnel, gli infortuni, la panchina, l’oblio: fino all’82’ della finale di Coppa Italia. Quando il colosso serbo si è elevato sopra la muraglia nerazzurra e di testa ha incendiato l’Olimpico, guadagnato il posto in Europa League ed emendato tutto i peccati della Lazio in questa stagione.

Storie del calcio. Come quella dell’Atalanta e dei suoi 22 mila tifosi calati su Roma. Squadra divina, ma che ha steccato nell’occacione più importante, quasi come se il peso del grande evento fosse eccessivo per una preprovinciale. Gasp stavolta non ha lucidato la lampada: qualche fiammata, certo, ma è mancata la spietata precisione vista in campionato. Una delusione cocente, che magari solo un posto in Champions potrà riscattare.

Simone versus Gasp, il bello della sfida è tutto (quasi) nella tattica. Inzaghi, che è ragazzo intelligente, ha tratto una lezione importante dalla scoppola subita in campionato e la mette giù dura: linee avanzatissime, pressing feroce ai limiti dell’area bergamasca, per non fare arrivare palla a Freuler, l’uomo deputato a dare il via alla mortifera danza palla al piede della Dea. Il progetto riesce, perchè per ve nti minuti l’Atalanta proprio non esce e denuncia imbarazzi figli della tensione (è una finale, perbacco) nella trasmissione della palla. Così la Lazio prende il pallino in mano ma, difetto ormai endemico, non tramuta in palle gol il grande volume di manovra. Se non la stendi, la Dea riesce sempre a cavare qualcosa dal proproio talento: al 22’ clamorosa, tripla occasione con de Roon che stampa sul palo un sinistro malizioso e carico di pioggia, Zapata due volte non trova il pertugio giusto per il tap in. Altissima intensità, quasi britannica, incoraggiata dal campo che consente tackle e scivolate al limite: è battaglia campale su ogni palla, errori e belle giocate si susseguono. Il Papu cerca di accendere la miccia con un destro che accarezza l’incrocio al 76’, prima che la Lazio si giochi anche la carta Milinkovic-Savic. L’uomo del destino, che a otto dalla fkine prende l’acensore, punisce da Dea e regala alla Lazio la Coppa Italia del riscatto. Il raddoppio di Correa è la logica soluzione dell’equazione più antica del calcio: se ti sbilanci troppo, ti punisco. Contropiede laser, dribbling e raddoppio. E’ festa Lazio. —

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