Il dolore
Il vento disegna una Toscana bella e selvaggia
L’emozione leonardesca di Vinci, i saliscendi colorati di giallo delle colline senesi, poi i borghi, i castelli della Maremma prima della picchiata verso il mare
GIORGIO BILLERI
La Toscana ne inventa sempre una. Solo lei sa farlo. Il sole, dispettoso, diserta lo spettacolo del ciclismo e allora in fuga ci va un altro fuoriclasse: il vento. Il vento, che da queste parti non soffia: pennella, incide, disegna sulla stoffa meravigliosa dei campi, sulle colline gialle del senese e sulle distese verdi della Maremma. Sono geroglifici sempre diversi, che dall’alto l’elicottero della Rai, da sempre una chiave per capire l’Italia da una prospettiva differente, restituisce alle case di milioni di italiani.
I nuvoloni neri si inseguono, ma quasi per pudore non scaricano pioggia là sotto: troppo bella questa traversata nel cuore della nostra terra, nella Toscana interna, quella che vive nei sogni degli stranieri che da noi comprano case o trascorrono le vacanze.
Vinci, prima istantanea: il rosa che tinteggia il borgo dove vide la luce il numero uno, lo scalatore del pensiero, il velocista del pennello, il solo e unico Genio del quale il Giro ha voluto celebrare la grandezza. Vinci è un sortilegio che incanta i corridori, i direttori sportivi, tutta la carovana: un pensiero fisso, in queste stradine, su quella rocca il bambino Leonardo ha guardato gli uccelli studiandone il volo, e un giorno allungando lo sguardo verso Firenze ha deciso di scrivere la storia.
Secondo click: la corsa. Sì, i chilometri sono tanti e si deve pedalare: Castelfiorentino, il paese del nuovo fenomeno delle classiche, Bettiol, la dolce erta di Gambassi, la Val d’Elsa, i saliscendi pieni di scenografia del senese.
La diretta Rai entra nel vivo sotto il borgo di Meleta, dove dalla provincia di Siena si sconfina nel grossetano. La Torre Aldobrandeschi ispira Fabio Genovesi, penna versiliese al seguito della corsa. «Nonostante tutto non riusciamo a distruggere questa bellezza, questi boschi, questi paesi che rispettano la natura. Qui stanno tornando le bestie selvatiche, i lupi. La natura ce la fa sempre».
La natura, i borghi. Il gruppo scivola senza troppa fretta sotto la rocca di Montemassi («Qui si conservano le rovine di un castello dell’anno Mille»). Prima di Grosseto, lungo la vecchia Aurelia, le telecamere indugiano sull’elegante balletto del vento con l’erba, il gruppo irrompe nel capoluogo, le strade piene che sembrano troppo strette per far passare 170 indemoniati a pedali, e infatti qualcuno resta progioniero delle rotatorie, ma poi ce la fa.
Istantanea numero tre: dall’alto ecco il centro di Grosseto, piazza Dante con il suo palazzo, la scheda informativa che spiega agli italiani come il Duomo sia stato edificato tra il 1294 e il 1302. Flash di Genovesi. «In questi luoghi così belli ci si abitua al bello, anche nei comportamenti. Mi viene in mente la storia della signora che proprio qui vinse 5 milioni, lo scorso anno, al Gratta e Vinci. Per lei quella somma era eccessiva: così decise, pagate le proprie penddenze, di destinare i soldi a una lista di persone meritevoli che lei stessa aveva stilato». La corsa piega, pian piano, verso il mare. «Si sente nell’aria. Davanti al traguardo - spiega ancora lo scrittore fortemarmino - vedo i kit volare sull’acqua, e Orbetello è un posto unico al mondo per chi vuole fare questo sport». Inquadratura strappacuore dell’isola del Giglio in lontananza, poi le spiagge nascoste negli anfratti dell’Argentario, la rocca di Talamone tanto cara a Trapattoni. Il gruppo arriva nella Laguna, e mentre si racconta della trasvolata di Italo Balbo che da qua prese le mosse ecco l’arrivo, con la vittoria inutile di Viviani. A vincere, ancora una volta, è stata però la Toscana. Con il suo vento. —
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