Il Tirreno

Sport

A Orbetello il volatone è deciso dal... Var Viviani retrocesso, Gaviria vince a tavolino

Antonio Simeoli
A Orbetello il volatone è deciso dal... Var Viviani retrocesso, Gaviria vince a tavolino

La giuria vede un cambiamento di traiettoria e punisce il tricolore. Il colombiano: «Ma cos’ha fatto? Per me ha vinto lui»

3 MINUTI DI LETTURA







Il Var, introdotto anche nel ciclismo anche dopo che al Tour 2017 Sagan era stato cacciato ingiustamente per irregolarità in volata, ha deciso la tappa di Orbetello. Dopo uno sprint spettacolare vinto da Elia Viviani su Fernando Gaviria (Uae) e Arnaud Demare (Groupama), mentre il campione d’Italia della Deceuninck-Quick Step festeggiava, dava la mano all’amico-rivale e chiedeva scusa al collega Matteo Moschetti (Trek) per uno scarto a 70 metri dalla fine, i giudici sono entrati in azione. Perché quello del campione olimpico non era stato uno scarto qualsiasi.

E, neanche 10 minuti dopo l’arrivo, è arrivata la decisione. Viviani declassato e furibondo dopo il traguardo.

Gaviria, già sulla via dell’hotel, richiamato sul podio e solidale col collega. «Così non è bello vincere. Elia è un amico, è corretto, lo scarto che ha avuto è naturale, non taglia la strada per fregare quello dietro. Vincere sulla strada per me è la cosa importante. Per me ho perso da Viviani, che si meritava la vittoria. Punto e basta». Chapeau al colombiano.

Ma quello scarto c’è stato, va detto. «Solo perché c’era vento», ha spiegato il ds della Deceuninck, Davide Bramati.

Comunque sia una cosa è certa: Elia già oggi a Frascati (ma l’arrivo è in leggera salita), più probabilmente domani a Terracina, avrà modo di sprigionare la sua potenza e vincere la prima tappa di questo Giro.

Il Var, dunque, ha riscritto un ordine d’arrivo che vede nella top ten sei italiani: Matteo Moschetti (Trek) 4°, Nizzolo (Dimension Data) 5°, Jacub Mareczko (Ccc) 6°, Davide Cimolai (Israel) 7°, Manuel Belletti (Androni) 8° e Sacha Modolo (EF) 10°.

Magra consolazione, per un finale thrilling, dopo una tappa piatta, noiosa, vivacizzata solo dalla folla alla partenza di Vinci e dal giapponese Sho Hatsuyama, 31 anni. Lo scorso autunno quando la Nippo-Fantini l’aveva ingaggiato aveva dichiarato: «Diventare pro in un team europeo è quello che avevo sempre sognato da bimbo». Pronti via, un chilometro e se ne va solitario. Cos’abbia in testa non si sa il ciclista-kamikaze. Non troverà portaerei o navi nella laguna di Orbetello, perché a 75 km dall’arrivo in Maremma viene riassorbito da un gruppo che più pigro non si può.

Una cosa è certa: qui sul traguardo, uno sguardo all’isola del Giglio, l’altro all’Argentario, l’altro alla laguna di Ponente, un altro ancora a quella di Levante, da cui i cento pescatori della coop del paese ricavano una Bottarga di Muggine dicono unica al mondo, non abbiamo invidiato gli spettatori a casa.

Loro, poveretti, costretti a sorbirsi una telecronaca da pennichella garantita. Meno male che c‘erano i paesaggi da ammirare, ma anche al microfono Rai , vivaddio, servirebbe forse un po’ più di verve.

Poi, a 10 km dalla fine, la rumba è davvero iniziata. Una caduta ai -5 km coinvolge “pel di carota” Hart, l’uomo di classifica Ineos e anche Enrico Battaglin (Katusha) il più malconcio. L’Argentario, la diga Leopoldiana che collega il promontorio al paese, la chicane “trappola” a mezzo chilometro dall’arrivo. E la volata da Var.

I big? Al riparo. In carrozza. Roglic in rosa ringrazia, gli altri pure. Tranne il giovane Hart che perde 1’28” e Carapaz (Movistar) che, appiedato da una foratura, di secondi di ritardo ne accusa 46. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web