Sicurezza
L’Empoli vince in trasferta dopo un anno e si rilancia
Farias ancora decisivo a Genova dopo la vittoria nel derby Gol di tacco e rigore conquistato: il Genoa è a un punto
genova. Se prima era un Everest, ora è un Monte Bianco quello che l’Empoli è chiamato a scalare se vorrà giocare anche l’anno prossimo in serie A. Una montagna sempre maledettamente alta, ma per la quale non serve un Messner e non serve l’ossigeno. Quello è arrivato ieri al Ferraris con una vittoria in trasferta che mancava da un anno esatto (12 maggio 2018, 2-0 al Brescia) al termine di 97’ minuti giocati sul filo, tra la paura di salutare in anticipo la massima serie e la voglia di rimanerci attaccati con le unghie e coi denti, nonostante il destino non sia ancora nelle mani degli azzurri.
Allo Stirpe, 567 chilometri più a sud, il Frosinone già retrocesso come previsto si è scansato davanti all’Udinese, che ha chiuso la pratica già nel primo tempo. La Sampdoria invece non si è scansata, anche se a una parte dei suoi tifosi la sconfitta non ha fatto male, perché significa mettere nei guai il Genoa, che ora è avanti di un misero punticino. E così hanno esultato per i gol dell’Udinese (sempre in chiave anti-Genoa) e hanno applaudito quando l’arbitro Doveri ha convalidato il vantaggio azzurro di Farias e all’uscita dell’Empoli dal campo. Scene da fine campionato vissuto in ottica stracittadina. Di certo non si è scansato Fabio Quagliarella, ingolosito dalla classifica marcatori nell’anno di Cristiano. E anche ieri ha timbrato il cartellino.
Lo scherzetto ha provato a farlo all’inizio l’ex Giampaolo, quando ha inserito all’ultimo momento Gabbiadini nel tridente offensivo al posto di Defrel già annunciato nelle formazioni ufficiali, optando per un 4-3-3 molto offensivo. Andreazzoli invece è rimasto sul 3-5-2 ereditato da Iachini, predicando però una maggiore intraprendenza degli esterni di centrocampo e di uno a turno tra Krunic e Traoré. Predica ascoltata e messa in pratica per larghi tratti dell’incontro, a compensare un Caputo in dubbio fino all’ultimo e sceso in campo con un piede dolorante e speciali scarpette Nike per farlo stare in piedi (nemmeno stavolta però lo stacanovista del campionato è uscito anzitempo).
Ed è stato proprio sui piedi del bomber che è capitata la prima occasione, all’8’, quando il suo destro si è stampato sul palo alla sinistra di Audero al termine di un’azione da playstation. Nemmeno il tempo di recriminare o di ripensare alle tante occasioni perse per strada quest’anno e subito Quagliarella ha messo alto di un soffio al volo. L’iniziale predominio degli azzurri nel possesso palla ha lasciato il campo a un maggiore equilibrio, con Dragowski costretto a salvare al 18’ su Jankto e al 31’ ancora su Quagliarella, due occasioni inframmezzate da una provvidenziale uscita di Audero su Traoré. Al rientro in campo dopo il riposo l’Empoli ha provato ad alzare un po’ il ritmo e al 54’ è andato vicino al gol con Farias, impreciso al volo da buona posizione su cross di Pajac. È il preludio al vantaggioche arriva dopo due minuti grazie a un tacco di Farias servito sotto porta da Traorè. Serviranno altri due interminabili minuti perché il gol venga convalidato dopo il silent check per un presunto fallo di Traoré. E servirà uno sciagurato intervento di Tonelli su Farias al 74’, passata la sfuriata dei padroni di casa, per trovare il raddoppio: Caputo si fa parare il rigore da Audero ma arriva come un treno Di Lorenzo che ribadisce in rete. Game over? Macché. Nel primo dei sei minuti di recupero Veseli stende in area il subentrato Sau e Quagliarella si issa a quota 26 nella classifica dei bomber. Contento lui, contento l’Empoli che respira ossigeno puro e già pensa al Monte Bianco da scalare: si chiama Torino, tra sette giorni. —
Paolo Nencioni
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
