Sicurezza
Davide Moretti consegna a Fabrizio Tesi il pallone autografato delle finali Ncaa
Il giovane, figlio del coach deel Pistoia Basket, è rientrato in Italia dopo aver spinto la Texas Tech University al titolo di conference
PISTOIA. Da lunedì 13 maggio inizierà il suo personale giro d'Italia tra interviste e festeggiamenti nelle piazze dello Stivale dei canestri a cui è legato per svariati motivi. Un giro d'onore per l' "italian boy" che ha conquistato l'America, scrivendo la storia del college di Texas Tech spinto per la prima volta al titolo di conference e alla finale Ncaa, che inizia da Pistoia. “Non per caso” dice Davide Moretti, con una determinazione oratoria sconosciuta nella sua adolescenza pistoiese in cui invece quella sul campo era già evidente. In maniera clamorosa rispetto ai ragazzi della sua età (con lui l'Academy ha vinto lo scudetto Under 17 e sfiorato quello Under 19 sempre nel 2015 nella squadra capitanata da Gianluca Della Rosa), ma anche verso i grandi con cui Davide ha iniziato a confrontarsi presto esordendo in serie A1 proprio a Pistoia (dove allenava ed allena babbo Paolo) poco più che sedicenne. L'Italia del basket lo vuole coccolare, come fanno Gek Galanda e Fabrizio Tesi che lo hanno voluto alla Tesi Group nella prima parte della sua giornata pistoiese chiusa con l'abbraccio del PalaCarrara. Ex main sponsor del Pistoia Basket, la Tesi Group rimane partner del club nel progetto Junior che supporta i giovani che si impegnano tra scuola e sport. Binomio che nell'impeccabile sistema universitario americano, va di pari passo come testimonia il premio "Elite 90” che Moretti junior ha preso come cestista con i voti più alti, nella stagione più impegnativa sul lato sportivo. «Lo studio e lo sport non interferiscono - racconta Davide che regala a Fabrizio Tesi il pallone autografato delle finali Ncaa - tutto strutturato intorno agli impegni scolastici». «Ma sento qui le mie radici- dice ripercorrendo le giovanili con l'Academy e l'inizio del Liceo linguistico a Pistoia- in America ripetono sempre una frase, “non scordare da dove vieni”. E io non lo scordo. Vedo la signora Chetoni che mi ha fatto tante ripetizioni di tedesco e latino, vedo Fabio e Luca (Bongi e Civinini, ndr) con cui ho fatto ore di allenamento prima di entrare a scuola».. Con i risultati di due stagioni in ascesa, se n'è andata via anche la nostalgia dei primi tempi. Abituandosi a quella vita da college, insegnando ai compagni a fare la pasta e abituandosi all'adrenalina di giocare in palazzetti da venti mila posti. L'America è il presente ma anche il futuro, «voglio rimanere di là il più possibile, per me è come essere in missione, penso solo a giocare e studiare». Anche se l'alternativa all'Italia come meta di vacanza, c'è. E' la speranza di rientrare nelle scelte mondiali dell'Italbasket del ct Sacchetti. «Sarebbe un onore- chiude- vesto la maglia azzurra da 7 estati. Per questo il mio telefono è sempre acceso». Non c'è fuso che tenga. — E.P.
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