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“Non camminerai mai da solo”: un inno, rituali e uno stadio per un amore speciale

Alessandro Bientinesi

La straordinaria rimonta dei Reds sul Barça è frutto anche del tifo eccezionale di Anfield, il leggendario impianto che era dell’Everton 

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la storia



Adesso hai in braccio tuo figlio. È appena nato. Piccolo, indifeso, dipende totalmente da te. Lo guardi. E pensi: «Fino a che ci sarò tu non camminerai mai solo». Quell’esplosione di amore e protezione che ogni genitore prova al primo abbraccio con un figlio è il modo migliore per descrivere il legame che unisce i tifosi del Liverpool alla loro squadra di calcio e al loro stadio. Non è un caso se l’immagine simbolo dell’impresa di due sere fa, Reds in finale di Champions con un incredibile 4-0 al Barcellona di Messi, sia la squadra di Jurgen Klopp abbracciata sotto la Kop, storica curva dello stadio di Anfield, mentre i tifosi cantano a squarciagola l’inno “You’ll never walk alone”. Liverpool è per i suoi tifosi un amore speciale. Un amore che va oltre e non si può spiegare. E rende possibile l’impossibile. Ma è nella storia, lunga oltre 130 anni, di questa società che si fondano le radici della leggenda.

UN SOGNO PER POCHI

Lo stadio di Anfield viene inizialmente costruito per ospitare le partite casalinghe dell’Everton, prima società a nascere a Liverpool. Qualche anno dopo i Toffees, dopo una serie di mancati accordi coi gestori dell’impianto, decisero di spostarsi al Goodison Park, il nuovo stadio che fecero realizzare poco distante da Anfield. Houlding, padrone dell’impianto di Anfield, non si perse d’animo e fondò una nuovo club: il Liverpool. Il nuovo club, però, non interessava troppo agli sportivi: nei primi anni erano poche centinaia i tifosi rispetto a un Goodison Park con la media di 10mila spettatori. Presto, però, i valori iniziarono a invertirsi nel Meresyside e nel 1905 arrivò il primo titolo per i Reds.

LA SUPERSTIZIONE

Altra svolta storica per il club si lega al tecnico scozzese Bill Shankly, che costruì le basi per il dominio nazionale ed europeo del Liverpool degli anni Settanta e Ottanta. Shankly fece apporre la targa con scritto “This is Anfield” sul muro di spalletta della scalinata che conduce i giocatori sul campo. La scritta “Questo è Anfield”, secondo Shankly, doveva «ricordare ai ragazzi per quale maglia giocano, e ai nostri avversari contro chi giocano». Una pratica durata fino al 2016, quando l’attuale tecnico dei Reds, Jurgen Klopp, proibì ai suoi giocatori di toccare la targa, successe proprio prima di una sfida con il Barcellona. «Prima di toccarla devono meritare sul campo di toccarla. Fino a che non vinciamo qualcosa non la dovranno più sfiorare», sentenziò l’allenatore tedesco.

l’inno

Se i successi europei del Liverpool degli anni Ottanta sono stati in parte macchiati dalla violenza dei suoi hooligans, con la strage dell’Heysel come punto più buio, la parte più sana e romantica del suo tifo è legata a doppio filo al suo inno. “You’ll never walk alone” è una canzone che fin dal 1964 viene intonata dai tifosi dei Reds. Canzone di scena, scritta dalla coppia statunitense Rodgers e Hammerstein per il musical del 1945 “Carousel” e la cui cover fu riproposta, proprio a inizi anni Sessanta, da uno dei tanti gruppi che popolavano la scena musicale di Liverpool di quegli anni. No, non i Beatles, che proprio in quel 1964 erano già un fenomeno mondiale. Ma i Gerry and the Pacemakers. Fu proprio il leader del gruppo, Gerry Marsden, a farla ascoltare in anteprima al tecnico Bill Shankly (lo stesso della targa “This is Anfield”). Il manager ne rimase estasiato. «Cammina nel vento, cammina nella pioggia anche se i tuoi sogni saranno sconvolti e scrollati va avanti, va avanti con la speranza nel tuo cuore e non camminerai mai da sola, non camminerai mai da sola». Non poteva essere diversamente. —

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