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I miracoli sono Rossi, poker del Liverpool che schianta il Barcellona e va in finale

Guido Fiorini
I miracoli sono Rossi, poker del Liverpool che schianta il Barcellona e va in finale

Doppiette di Origi e Wijnaldum, difesa catalana a tratti imbarazzante. La caduta degli dei: dopo Ronaldo fuori anche Messi

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I miracoli sono Rossi. Può succedere solo ad Anfield, dove il calcio è una religione, dove i cori e il sudore diventano una cosa sola. Il Liverpool si prende la finale di Champions travolgendo un Barcellona presuntuoso e vulnerabile in difesa come un guerriero senza armatura. Due doppiette di Origi e Wijnaldum e Klopp scrive una pagina nella storia del calcio mentre cadono gli dei: dopo Ronaldo anche Messi guarderà la finale dal divano.

Atmosfera da brivido ad Anfield, i cori dei tifosi sono imponenti anche prima del fischio d’inizio. Le tribune ribollono di sogni e birra a fiumi per tentare la missione quasi impossibile di risalire dallo 0-3.

Senza Salah, Firmino e Keita, Klopp sceglie il 4-3-3 con un tridente inedito: con Mané, infatti, giocano Shaqiri e Origi. A centrocampo c'è Fabinho, Alisson e van Dijk sono le colonne della difesa. Stesso modulo per Valverde con Sergi Roberto preferito a Semedo in difesa. Assenti Dembélé e Rafinha, davanti danza Messi insieme agli ex Reds Suarez e Coutinho.

Passano sette minuti e i Reds sono già avanti. L’azione è di Henderson che si infila in area e tira, ter Stegen è un gatto ma non blocca, il tap-in facile è di Origi, al quinto gol in stagione, ma primo in Champions. E poco dopo Sergi Roberto per poco non regala il 2-0 con un retropassaggio da brividi, stavolta rimedia ter Stegen. Il ritmo è alto, i contrasti duri, la partita bellissima. Con il turco Cakir che la tiene saldamente in mano.

Il primo squillo del Barcellona è, manco a dirlo, di Messi (14’). Risponde Alisson. Ma il Liverpool continua a macinare gioco, carico per la rete arrivata molto presto. Il Barcellona replica in contropiede, in un ping pong di emozioni: gli uomini di Valverde, in giallo, sanno bene che una rete chiuderebbe i conti e non si limitano a giocare con il tempo. Ma la sabbia nella clessidra piano piano scivola via: nel finale della prima frazione per i Reds ci prova Robertson, in angolo devia Vidal, guerriero che in certe partite si esalta (43’). Nel finale di frazione palla magica di Messi per Jordi Alba, Alisson si supera (49’).

A inizio ripresa Klopp toglie Robertson per Wijnaldum e la partita riparte con lo stesso copione. Ora il Liverpool deve affrettare i tempi, mentre i tifosi cantano. Subiro Sergi Roberto salva su Mané, poi ter Stegen ha un grande riflesso su van Dijk che cerca la rete di tacco (51’).

La rete è nell’aria e poco dopo arriva. Anzi, ne arrivano due in 122 secondi: palla velenosa persa da Rakitic, Alexander-Arnold mette la palla in mezzo e Wijnaldum spara in porta, ter Stegen non trattiene (54’). Due minuti dopo ancora lui, lasciato solo in mezzo all’area, mette dentro la terza rete, su cross di Shaqiri (56’). Anfield ora è una bolgia.

Valverde prova a scuotere la squadra con un cambio: fuori Coutinho, dentro Semedo. Dopo un’ora quasi in apnea a testa bassa il Liverpool ora respira, il Barca prova a reagire: Alisson è bravo su Messi (68’). I ritmi sono meno arrembanti, ma le squadre continuano a cercare la rete che cambierebbe tutto. Valverde toglie anche uno sfinito Vidal per Arthur.

Ma il Barcellona pare un pugile suonato. E poco dopo arriva anche la quarta rete, su angolo di Alexander-Arnold battuto in fretta e colossale dormita della difesa del Barcellona, che è incredibilmente... distratta. Origi segna quasi indisturbato (79’). Roba che in Champions ha dell’incredibile.

Cinque minuti di recupero, ma i cori e il sudore hanno ormai la gara in mano. I miracoli sono Rossi. —

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