Finanza
Ma quello della "dea" non è un miracolo e vi spiego perchè
Il calcio totale. È quello messo in pratica dall'Atalanta (nella foto il gol di Zapata ieri a Roma). Un calcio bello da vedere, ma funzionale al risultato. Un calcio che sfrutta le giocate dei singoli, ma che parte dall'idea di una squadra abile nel difendere la palla e impedire all'avversario di fare altrettanto. Non chiamatelo miracolo: il successo passa in primis dalla serietà di pensiero della società e dal lavoro altrettanto serio di un bravissimo allenatore come Gasperini.
L'Atalanta non gioca come le altre squadre: mostra un calcio particolare che nasce dai dettami del suo tecnico. La Dea non specula sull'episodio, sull'occasione, ma forza i tempi alla costante ricerca del gol. Ricorda l'Ajax che sorprende in Europa, ma anche le formazioni inglesi, che per ottenere la vittoria giocano a viso aperto mettendo in conto il rischio della sconfitta. Alla base della lieta novella bergamasca c'è un equilibrio che nasce dalla potenza delle idee ed è più forte persino delle cessioni illustri. E lo stesso calcio che premia le idee, boccia chi non le ha.
La Fiorentina ha deluso tutti, ma era prevedibile. Perché la logica del mercato non paga come quella del lavoro. Troppo comodo fare gli "affari", ma chi pensa di poter allestire una squadra competitiva con pochi spiccioli si crede troppo furbo. Pioli prima - un gran signore - e Montella adesso, stanno pagando gli errori di una dirigenza che ha fatto scelte felici per il bilancio, ma non per la Viola. Non c'è stata neanche l'adeguata programmazione, perché i giovani non vanno solo acquistati, ma anche preparati con pazienza a disputare un campionato difficile come quello italiano.
Insomma: affari sul mercato e vittorie non vanno d'accordo. E ultimamente non vanno d'accordo neanche Allegri e Spalletti con giornalisti e opinionisti. Eppure, mi sento di stare dalla parte dei due "toscanacci". Max è un pratico, un uomo di campo che può sì essere criticato per le sue scelte, ma non attraverso l'estetica del linguaggio, dai "teorici del pallone" che credono di aver inventato qualcosa solo perché usano espressioni complicate. Spalletti, più machiavellico, risponde alle solite domande con la sua tipica e amara ironia, ma per adesso i numeri stanno dando ragione a lui, che sta riportando l'Inter stabilmente in Champions League dopo anni di digiuno.
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