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L’ex arbitro Bergamo dopo “Calciopoli” «Messo da parte anche se assolto»

Flavio Lombardi

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LIVORNO. «Non ho ricevuto un solo giorno di squalifica dalla giustizia sportiva e di condanna da quella ordinaria»: alla presentazione della prima edizione del memorial giovanile Ennio Succi, è intervenuto anche l’ex arbitro e designatore Uefa, Paolo Bergamo. Classe 1943, nato a Collesalvetti, prima calciatore, poi arbitro dal 1968, non ha perso occasione per togliersi un sassolino dalla scarpa. «Ho condotto una vita da sportivo, facendo prima il calciatore, poi l’arbitro. Dirigendo per 15 anni in serie A, facendo 10 anni l’internazionale, e, come dirigente arbitrale, in delegazione a Olimpiadi, due Confederation Cup, un Mondiale e tre Europei».

Molto bello finché…

«Fino a che, non è capitata la disavventura. Indagato ai tempi di Calciopoli, mi sono difeso come un leone. I fatti raccontano che non ho ricevuto un solo giorno di squalifica dalla giustizia sportiva e nemmeno di condanna da parte di quella ordinaria. Anche se ci sono voluti sette anni è finita con una assoluzione, si erano sbagliati…».

È stato un calvario…

«Sono sempre vivo ed ho conservato la mia dignità. E questo l’importante. Tuttavia, sono caduto nel dimenticatoio e non mi sembra giusto. Ho ricevuto tanto, ma ho anche dato tanto per la causa che avevo sposato. Trovarmi in un angolo, emarginato, senza aver fatto niente, mi sembra il peggior risultato che potessi portare a casa».

Il calcio le è stato poco grato…

«Diciamo che mi è rimasta la Stella d’Argento del Coni, tuttavia mi sono state tolte onoreficenze sportive a causa di un qualcosa che non ho commesso. Sono incappato in una brutta storia con ancora i postumi della macchina del fango. Penso al passato e sorrido. Ho fatto il designatore per la Champions, alle Olimpiadi, al Mondiale tedesco che gli azzurri vinsero, diretto partite a livello continentale. Mi è mancata la finale della Coppa dei Campioni in un anno buono per la mia carriera, ma c’erano due italiane».

Gli arbitri di oggi come sono?

«I migliori, finiscono quest’anno: sono Banti, Mazzoleni e Rocchi. Dopo loro, c’è il vuoto di elementi con talento vero, di spessore internazionale. È una crisi generazionale e il settore tecnico si sta impegnando molto per recuperare il gap».

Il Var le piace?

«È un mezzo tecnico indispensabile per il calcio moderno, ma va rivisto il protocollo: non è possibile che ci siano diverse interpretazioni e soluzioni, in particolare sul fallo di mano volontario. Perché il mezzo tecnico ti fa vedere se la palla viene a contatto con la mano, ma alla fine, tutto è lasciato alla discrezionalità di chi deve giudicare attraverso il monitor». —

Flavio Lombardi

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