Adani e Allegri: eccessivi quei veleni in diretta
Teorici, pratici, vincenti, simpatici e antipatici: c’è di tutto. L’importante è non perdere mai il rispetto e il senso della misura. Ci si chiami Allegri o Adani
Se le erano promesse, questo è sicuro. Il tono professorale di Lele Adani non è mai andato giù a Max Allegri, come lo scanzonato modo di vedere il calcio (meno schemi, più tecnica) e soprattutto certe iperboli verbali toscane sono sempre andate di traverso all’ex difensore di Inter e Fiorentina, oggi uno dei più apprezzati tecnici nella squadra di Sky.
C’erano già state scintille, in passato, quando i due hanno discettato, risentiti, di schemi del basket applicati al rettangolo verde. L’altra sera, nel post Inter-Juventus, siamo arrivati alla resa dei conti (si fa per dire, sempre di parole e di pallone si tratta). Durante il collegamento dalla zona mista, il tecnico livornese ha spiegato come preferisse vincere piuttosto che giocare bene e arrivare secondo. Concetto caro a Max, che in passato aveva fatto inorridire anche un purista come Arrigo Sacchi. «Se vogliamo giocare bene metto ali come terzini, e via dicendo, giocheremo bene poi arriviamo terzi e ci si lamenta. Fare l'allenatore non è mettersi a tavolino a fare schemi, fate troppa teoria», ha sibilato Allegri, con un destinatario tutt’altro che casuale: Adani, appunto.
Il Lele televisivo ha provato a contraddirlo, e Allegri a quel punto ha brandito il coltello: «Io sono un pratico, non sono un teorico. Voi siete teorici. Tu sei il primo che legge libri e di calcio non sa niente. Non hai neanche allenato, ma cosa hai provato? Sei lì dietro e non sai niente».
Chiamalo tackle. Fino al fatidico, e un pelino eccessivo: «Ascolta, ora parlo io e stai zitto», non proprio da Nobel del bon ton. «No aspetta un attimo, ehi. Stai zitto lo dici a tuo fratello», la ripartenza del barbuto opinionista. Allegri, a quel punto, ha preferito desistere, si è quindi tolto l'auricolare e ha abbandonato il collegamento. Adani in studio è riuscito finalmente a parlare, ma ormai Allegri non lo ascoltava più. «Io non parlo più con nessuno, chiaro?», le ultime parole di Max prima di lasciare come un centometrista la zona mista e sparire nella notte milanese.
Veleni, dissapori che ci possono stare: in ogni settore della vita ci sono persone che caratterialmente non si prendono, figuriamoci in un ambiente competitivo e infarcito di primedonne come quello del calcio. Teorici, pratici, vincenti, simpatici e antipatici: c’è di tutto. L’importante è non perdere mai il rispetto e il senso della misura. Ci si chiami Allegri o Adani.
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