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f1: azerbaigian 

Vettel-Hamilton, il duello «Mercedes più avanti però...» «Ferrari forte, ma che errori»

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BAKU. Il Mondiale di F1 uno è cominciato da poco, e già sembra di assistere a un replay dell'anno scorso. Le Mercedes dominano o quasi, dietro ci sono le Ferrari, per il resto poco a parte qualche fiammata di Verstappen, pilota di classe cristallina che però non ha una vettura all'altezza delle Frecce d'Argento e delle Rosse. Ma da Baku dove si trova per il Gp dell'Azerbaigian di domenica, Sebastian Vettel fa capire che non si rassegna e sfida le rivali di sempre, Hamilton in primis. «I nostri avversari sono di livello altissimo - dice - noi non abbiamo dato il meglio nelle prime tre gare, mentre loro forse hanno capitalizzato di più del potenziale a disposizione, e questo è un altro punto di forza. Sta a noi e agli altri capovolgere la situazione e noi cercheremo di farlo a nostro favore. Baku è una pista diversa dalle altre - continua il tedesco della Ferrari -, però se migliori la macchina questo in genere ti aiuta ovunque. E questa è la nostra idea. C'eravamo posti come obiettivo di portare pezzi nuovi e lo scopo è rendere la macchina più veloce e lineare in qualsiasi circuito. Speriamo di poter trovare in pista gli stessi risultati ottenuti in galleria del vento e che in numeri coincidano. E poi capiremo quanto riusciremo a progredire. Se vinci ogni gara vinci il Mondiale, speriamo di rimediare nelle altre 18 gare». Al tedesco risponde Hamilton, cosciente del fatto che il suo team sia avanti a quello di Maranello. «Non so se siamo superiori - dice il campione del mondo -, perché se andiamo a vedere in una gara in termini di passo le Ferrari ci hanno spazzato via e poi sono stati sfortunati per l'affidabilità. Nella prima gara non so invece cosa hanno fatto». I due rivali trattano anche dell'eterno, in F1, argomento dei team orders. Secondo Vettel, «è facile criticare gli ordini di scuderia dopo la gara. Ma nel corso del GP era giusto provare. Sapevo già che ci sarebbero state molte discussioni, e in un certo senso è un bene per la F1, così le persone hanno qualcosa di cui parlare». A tono la replica di Hamilton. «Non spetta a me giudicare e non dirigo un team: la situazione in cui un pluricampione ha lo status di numero 1 e tu diventi il numero 2 da un lato è un privilegio, dall'altro va contro il tuo valore». —

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