Gioco
Guai sulla sabbia: niente Olimpiadi senza nazionali femminili
A Viareggio nasce un progetto: aprire alle donne il beach soccer Carpita: «Bisogna aumentare il numero di squadre e praticanti per avere la chance a 5 cerchi»
VIAREGGIO. Hanno conquistato il titolo europeo di beach soccer due volte – una nel 2016 con la squadra della loro città, l’altra nel 2018 con la nazionale – eppure per un gruppo di ragazzi viareggini il sogno Olimpico è destinato a rimanere tale. Perché lo sport nato sulle spiagge brasiliane e poi esportato in tutto il mondo, non rientra tra quelli praticati nella rassegna a cinque cerchi. E così sarà per il prossimo futuro, nonostante ormai da tempo si discuta della possibilità di introdurre il beach soccer tra le discipline olimpiche. Tra i motivi, uno dei più rilevanti, è lo scarso numero a livello globale di nazionali femminili. Italiana compresa. In un panorama globale nel quale troppo spesso il binomio tra sport e donne è saturo di discriminazioni e stupidi luoghi comuni, la specifica necessità di aumentare le formazioni in rosa rappresenta un’eccezione. Quei ragazzi viareggini (Andrea Carpita, Michele Di Palma, Gabriele Gori e Simone Marinai) sono già tutti over 30 e, per quanto molto bravi, il tempo passa pure per loro. Dovranno “accontentarsi” - virgolette d’obbligo – di difendere il titolo europeo e provare a conquistare quello mondiale, il prossimo novembre in Paraguay, dopo due quarti posti consecutivi. Niente, però, di equiparabile ai Giochi Olimpici. E allora c’è chi, non avendo margini per l’oggi, pensa già al domani: il presidente del Viareggio Beach Soccer Giancarlo Carpita, tra gli ospiti intervenuti all’incontro dal titolo “Il professionismo sportivo femminile” che si è svolto proprio a Viareggio. La sua è una delle società più vincenti e seguite in Italia e per questo le iniziative che la riguardano direttamente vengono osservate con attenzione e talvolta prese come riferimento dalle avversarie. «Da parte nostra c’è la totale disponibilità a mettere a disposizione impianto, contatti con gli sponsor e staff a chiunque voglia far nascere la squadra femminile del Viareggio Beach Soccer. Tutto a titolo gratuito, con la sola eccezione dell’iscrizione al campionato», afferma il presidente del club bianconero, che si allena al “Matteo Valenti Beach Stadium”, istallato ogni estate sull’arenile del bagno Flora, all’inizio della Passeggiata. Un’apertura significativa la sua, finalizzata ad agevolare chi, con le dovute competenze, intende far progredire il beach soccer in rosa. «Affinché questo diventi sport olimpico – prosegue Carpita – deve nascere la nazionale femminile e per far sì che avvenga, bisogna accrescere il numero di squadre». Un rapporto che a marzo ha raggiunto la sua sublimazione a Viareggio con la prima edizione della Women’s Cup, l’alter ego della Coppa Carnevale organizzata dal Centro Giovani Calciatori.
«La discriminazione – conclude Carpita – non va ricercata tra il settore maschile e femminile del beach soccer, ma tra quello professionistico e dilettantistico del calcio». E non è una questione di genere, ma di compensi. —
Gabriele Noli
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