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Pistoia ancora in corsa per una salvezza difficile ma possibile

Federico Guidi
Tony Mitchell in azione con la maglia numero 00
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Tony Mitchell in azione con la maglia numero 00

A tre turni dalla fine del campionato l’OriOra non si arrende. Scricchiola la gestione dell’americano genio e sregolatezza Tony Mitchell

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PISTOIA. Tutto come prima, ma con una giornata in meno. Non cambia la situazione dell’OriOra e anche la situazione in chiave salvezza rimane cristallizzata dopo l’ultimo turno di campionato. La vigilia di Pasqua ha portato il ko di Pistoia sul parquet di Trento (82-73), a cui qualche ora dopo sono seguiti anche quelli di Torino ad Avellino (109-82), quello di Reggio Emilia nel derby con Bologna (81-89) e di Pesaro con Sassari (81-88). Pistoia può almeno tirare un piccolissimo sospiro di sollievo perché l’impegno casalingo delle due avversarie che la precedono in classifica, ovvero Pesaro e Reggio, poteva avere ripercussioni maggiori sulla graduatoria, mentre restando così le cose Pistoia ha ancora qualche piccola speranza di compiere il miracolo. Adesso però il tempo è davvero finito e non ci sono più occasioni da gettare al vento perché di partite ne mancano solo tre e nel migliore dei casi Della Rosa e compagni devono certamente vincerne due e sperare nelle disgrazie di Pesaro e Reggio e Emilia, augurandosi che almeno una delle due continui a mancare l’appuntamento con la vittoria fino alla fine. Di sicuro la gara di sabato sera al PalaCarrara con Cantù diventa fondamentale in questo senso perché, dando uno sguardo al calendario, di gare abbordabili per i biancorossi non ce ne sono e dunque quelle in casa diventano quanto mai preziose per sperare di cogliere quelle vittorie che servono per rimanere in A.

Caso Mitchell? La settimana entrante servirà anche per gestire e chiarire la situazione di Tony Mitchell, che contro Trento è stato un fattore in negativo. Non tanto per la sua prova chiusa anzi tempo, quanto per il suo rapporto abbastanza complesso con coach Moretti e soprattutto per quel gesto irrispettoso nei confronti della squadra e dei compagni di correre nello spogliatoio a metà del terzo periodo, dopo il quinto fallo commesso, senza accomodarsi in panchina aiutando la squadra e sostenendola in un momento delicato della gara e della stagione. Il personaggio non è nuovo a intemperanze o a sceneggiate del genere. Del resto la nomea di “cavallo pazzo” e di elemento difficile da gestire non se la è costruita in qualche mese, ma in stagioni costellate tanto da canestri decisivi quanto da sregolatezze fuori e dentro dal campo. Pistoia quando lo ha scelto a fine febbraio era ben consapevole delle caratteristiche del giocatore, giustamente si è scelto di puntare sulle sue tante qualità tecniche, correndo il rischio di dover gestire il suo carattere impulsivo per tre mesi, un tempo relativamente breve. Di certo però la squadra non avrà preso bene il suo gesto, lo stesso può dirsi per Moretti che a fine partita ha comunque raccontato di come i capricci del numero 00 fossero iniziati alla fine del secondo periodo, quando gravato già di tre falli si era rifiutato di entrare per le azioni finali del periodo. Il feeling tra i due probabilmente non è ancora sbocciato e quest’ultimo gesto rischia di aver reso ancor più teso il rapporto tra le parti. Probabilmente la voglia di strafare nel palazzetto che lo ha ospitato nell’annata 2014/2015, stagione poi conclusa con il titolo di mvp del campionato, lo ha portato a esagerare, esprimendo l’energia e la tensione della sfida in un modo sbagliato. Un problema che però si presenterà anche sabato prossimo quando Mitchell affronterà Cantù, la squadra con cui aveva iniziato la stagione a settembre. Nella sua esperienza brianzola fino a fine febbraio il fromboliere americano ha dovuto infatti digerire alcune situazioni pesanti, compresi i problemi economici della società e la convivenza con altri giocatori importanti, con cui non sempre è riuscito ad andare d’amore e d’accordo. Nella parte finale della sua avventura a Cantù poi Mitchell aveva anche smesso di allenarsi con la squadra, rimanendo a disposizione solo per le partite. Tutte queste vecchie ruggini rischiano di essere il sale della partita di sabato, una sorta di resa dei conti in cui Mitchell dovrà gestirsi e dovrà essere gestito al meglio per non finire un’altra volta fuori dalla partita. Le motivazioni per essere il grande protagonista della serata non mancheranno, ma il confine tra l’essere protagonista e l’essere addirittura dannoso per la squadra nel caso del giocatore nativo della Georgia è quanto mai labile. Bisognerà lavorare sulla testa e lavorarci parecchio, perché volenti o nolenti molte delle possibili fortune di Pistoia nelle prossime tre settimane passeranno dalle sue mani. —
 

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