Sicurezza
Salah: «Noi dobbiamo trattare meglio le donne»
Il monito del campione Mohamed Salah a tutti gli uomini musulmani come lui: «Penso che dovremmo cambiare il modo in cui trattiamo le donne nella nostra cultura. È un obbligo, non un’opzione».
È abituato a segnare sui campi di calcio, ma stavolta Mohamed Salah il gol lo ha voluto segnare nella porta di quanti, musulmani come lui, trattano l’universo femminile come un mondo di serie B, succube e relegato nell’ombra dell’uomo. «Penso che dovremmo cambiare il modo in cui trattiamo le donne nella nostra cultura. È un obbligo, non un’opzione. Io le sostengo, più di prima, perché sento che meritano più di quanto ricevono ora».
È una presa di posizione pesante quella espressa da “Momo” in un’intervista al prestigioso “Time” che lo inserito nella lista delle 100 personalità più influenti del 2019. Non solo perché l’attaccante egiziano del Liverpool è un idolo in Africa e Asia, continenti con altissime percentuali di popolazione musulmana. Ma soprattutto perché la sua fede non può essere messa in dubbio, mai scalfita dalle abitudini di vita dell’Europa, dove vive dal 2012, quando dall’Al-Mokawloon si trasferì in Svizzera per giocare con la maglia del Basilea. E poi Chelsea, Fiorentina, Roma. Per approdare al Liverpool dove può vincere la Premier League ed è in semifinale di Champions.
Il Faraone o il Messi egiziano, come l’hanno ribattezzato i suoi tanti ammiratori, celebra le sue reti ringraziando Allah, in ginocchio e con la fronte a sfiorare l’erba. Osserva rigidamente il digiuno del Ramadan, anche se gli impegni sportivi gli consentirebbero qualche strappo. E soprattutto non ha mai dimenticato da dove viene. Con la Fiorentina aveva scelto il numero 74, quanti furono i morti negli scontri del febbraio 2012 allo stadio di Port Said nel suo Paese. L’anno scorso decine di migliaia di egiziani che alle elezioni presidenziali decisero di annullare la scheda lo fecero scrivendo il suo nome e fu il secondo “candidato” più votato.
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