Il dolore
Grosseto parte forte e con Ciolli di testa mette subito le cose in chiaro
GROSSETO. Basta un quarto d'ora di buon Grosseto, per portare a casa altri 3 punti. Una vittoria di misura, quella sul San Marco Avenza, griffata Ciolli. San Marco Avenza seguito in Maremma da un centinaio di tifosi; torneranno a casa delusi dalla scialba prova della propria squadra. Grosseto che parte fortissimo e aggredisce il San Marco nella sua metà campo, tanto che al 6’ è già in vantaggio: punizione di Zagaglioni da destra e Ciolli, lasciato senza marcatura, di testa mette dentro facile facile. Il San Marco prova a reagire e al 12’ ci prova con Diawara che dai 20 metri spedisce alto sulla traversa. Al 28’, cross da sinistra di Gabrielli e bella girata in area di Benedetti, con respinta d’'istinto di Cipolloni. Al 32’ è Da Pozzo a provarci, ancora da fuori, ma il tiro anche se teso, è centrale e facile preda per Cipolloni. Il primo tempo è tutto qui, con i padroni di casa subito in vantaggio e poi in gestione della partita e un San Marco Avenza deludente, considerando che gli apuani hanno solo un risultato per restare in corsa per i playoff. La ripresa si apre con gli stessi 22 in campo e un San Marco che prova a fare la partita. Al 13’, doppio cambio tra gli ospiti che rinnovano il parco attaccanti, mentre nel Grosseto entra Pierangioli per Raito. Passa un minuto e Da Pozzo su punizione dai 22 metri costringe Cipolloni a rifugiarsi in angolo. Al 20’, ancora Da Pozzo su punizione in fotocopia con la precedente da lontano, con palla stavolta che esce a fil di palo sulla sinistra di Cipolloni. Al 22’, Grosseto vicino al raddoppio con un contropiede micidiale condotto da Gorelli e Boccardi, con tiro in diagonale di Molinari che Ricci salva in scivolata proprio sulla linea di porta. Tra il minuto 32 e il minuto 36 il San Marco perde la testa: prima si fa cacciare Brizzi per proteste nei confronti del direttore di gara. Pochi minuti dopo è Conedera a prendere il rosso diretto per un brutto fallo su Camilli e poco dopo si fa cacciare anche Cucurnia dalla panchina, dove si era accomodato dopo la sostituzione, per qualche altra parolina di troppo rivolta al direttore di gara e non sfuggita al suo collaboratore. —
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