Lutto
La signora in jeans A Cagliari senza big, tocca ancora a Kean Milan per il rilancio
Allegri lascia a casa Dybala e Mandzukic. «CR7? Ci spero» Gattuso “perdona” Kessie e lo schiera contro l’Udinese
TORINO. Il conto alla rovescia per la conquista dello scudetto - alla Juventus mancano quattro vittorie - parte in piena emergenza. Gli indisponibili per Cagliari sono 9: a Ronaldo e ai quattro convalescenti (Cuadrado, Khedira, Douglas Costa e Barzagli) si sono aggiunti Dybala - confermato lo stop per il problema al polpaccio - Spinazzola (ginocchio), Perin (spalla) e Mandzukic (attacco febbrile). Per avere un numero sufficiente di giocatori, Allegri ha attinto a piene mani dalla Primavera. Ronaldo prosegue nella corsa contro il tempo per essere a disposizione il 10 aprile ad Amsterdam, compito «difficile» secondo Allegri ma non impossibile, nonostante la prudenza in questo momento abbia la meglio sull'entusiasmo. «Sta lavorando, speriamo di averlo con l'Ajax - ha aggiunto il tecnico bianconero -. È difficile, ma ci proviamo, lui sta lavorando bene tutti i giorni e bisogna essere fiduciosi». Anche perché gli ultimi esami sostenuti dal cinque volte Pallone d'oro «vanno molto meglio. Ma abbiamo tempo per valutare le cose con attenzione, considerando i prossimi esami e la sintomatologia del giocatore». Con l'attacco spuntato, a Cagliari si apre un nuovo scenario per Moise Kean, autore del gol partita con l'Empoli e in uno splendido momento di forma, come aveva dimostrato con le due reti in Nazionale: «É giovane, ha entusiasmo, ha fatto un altro gol e sta bene - spiega l'allenatore bianconero -. Per lui è un bel test, ha qualità importanti ma ci vuole calma. Ci vuole qualcuno che lo tenga giù, altrimenti bisogna dargli da mangiare con la balestra. Bisogna sapersi gestire, speriamo che ci sia qualcuno che lo aiuti a farglielo capire, perché si fa in fretta a perdersi per strada».
GRINTA GATTUSO
«Veniamo da due risultati negativi ma il gruppo è vivo». Per sua stessa ammissione Rino Gattuso vive «le sconfitte meglio delle vittorie» e appare tranquillizzato dopo i confronti avuti con squadra e dirigenti all'indomani del ko con la Sampdoria, il secondo di fila dopo quello nel derby. «Non siamo morti, la squadra ce la sta mettendo tutta», assicura l'allenatore, ancora una volta pronto a fare mea culpa per le parole usate venerdì sul suo futuro trattato come fosse una questione in sospeso. Il calabrese non rinnega il contenuto, ma forse modi e tempi di una dichiarazione che ha fatto riemergere il rapporto non idilliaco con il dg Leonardo. «Per come è uscita quella frase, 'Ci vedremo fra due mesì, potevo anche stare zitto e non creare i problemi venuti fuori in questi giorni», ammette, decisamente più rilassato (e con un inedito ciuffo in testa), all'indomani del confronto con il brasiliano e con Paolo Maldini, in cui si è convenuto di focalizzarsi tutti sulla volata Champions. «Anche prima si remava tutti dalla stessa parte. Il rispetto, l'unione fra me, Leo e Paolo, nessuno li può mettere in dubbio. Io non ho nessun problema: l'unico problema è tornare in Champions dopo tanti anni». Per difendere il quarto posto è vietato sbagliare con l'Udinese. Incalza la Lazio, a -3 con una gara in meno, a una decina di giorni dallo scontro diretto con i rossoneri, che affronteranno prima la Juventus. «Qualcuno mi può prendere per pazzo, ma non sono molto preoccupato: non stiamo male fisicamente, stiamo creando tanto e dobbiamo cominciare meglio le partite», spiega Gattuso. L'allenatore medita qualche novità tattica, con Kessie di nuovo titolare in mediana («Al ritorno dalla nazionale davanti a tutti ha abbracciato Biglia», il retroscena citato dall'allenatore per chiudere definitivamente il caso della lite fra i due) e con Paquetà trequartista, alle spalle di Cutrone e Piatek. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
