Attenzione
se il film è questo l’impresa È possibile
Bello, a tratti bellissimo, ma ancora e inesorabilmente a mani vuote. Sembra un film già visto, già vissuto dall’Empoli.
E, in effetti, gli somiglia. Gli somiglia molto. Pure troppo. Non è la stessa pellicola, però, o almeno non identica. Certo quello che non cambia è la cosa più importante, il finale. Triste era e triste rimane. Nello sviluppo, però, qualcosa è cambiato. Di sicuro c’è un atteggiamento diverso alla gestione Iachini, che d’altra parte era stato chiamato proprio per portare un’altra filosofia, ma anche rispetto al primo regno di nonno Aurelio, oggi, qualcosa è cambiato.
L’Empoli che si è fatto ammirare allo Stadium, cioè, è più squadra. O forse sarebbe meglio dire è una squadra più matura. Non abbastanza per centrare l’impresa, per raccogliere i frutti seminati in un primo tempo fantastico, ma quanto basta per non lasciarsi abbattere dagli schiaffi rimediati nel weekend (fra partita persa e dirette concorrenti che, invece, vincono).
La strada era in salita anche prima. È probabile che ora la montagna da scalare sia ancora più insidiosa, più dura. Però l’Empoli è ancora in sella alla bici, sta ancora combattendo per arrivare a quel traguardo che si chiama salvezza. Il calendario non aiuta, è vero, ma lo è anche la considerazione che prestazioni come quella di Torino possono (e devono) regalare punti ovunque e contro chiunque.
Il problema è mantenerlo, ora, quello standard. Senza commettere l’errore di farsi bastare applausi ed elogi. No, purtroppo non bastano. Sono significativi, ma non fanno classifica. —
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