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Leclerc tradito dal motore sul più bello

Cristiano Marcacci
Hamilton e Leclerc sul podio
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Hamilton e Leclerc sul podio

Ancora una doppietta Mercedes, solo terzo il ferrarista dominatore. Vettel sbaglia e incappa in un testacoda 

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MANAMA (BAHRAIN). Toto Wolff, il manager della stella a tre punte, che non si lascia andare nemmeno ad un cenno di esultanza. Lewis Hamilton che si erge anche a campione di sportività e non appena scende dall’auto va a congratularsi col ferraista Leclerc, riconoscendogli subito la patente di vincitore morale del Gran premio. È racchiuso in queste due immagini il Bignami della gara del Bahrain, seconda prova del Mondiale di Formula uno.

Festeggia nuovamente la Mercedes, ma stavolta la doppietta (a ruoli invertiti rispetto all’Australia, cioè Hamilton davanti a Bottas) non è sicuramente il frutto della superiorità anglo-tedesca. A Palazzo Grimaldi, sede del Principato di Monaco, erano già pronti ad improvvisare un cambio della guardia straordinario. Al volante di una Ferrari che aveva letteramente dominato l’intero weekend nel deserto di Sakhir, il ventunenne Charles, il 99° pilota nella storia della Formula uno a conquistare la pole position in occasione del 999° Gran premio, stava infatti volando verso una storica vittoria. La regola del 9, però, non ha portato fortuna al neo ferrarista. Al 46esimo dei 57 giri complessivi, dopo essere stato sempre saldamente in testa cacciando brillantemente indietro la bellezza di nove titoli iridati messi insieme (i quattro di Vettel e i cinque di Hamilton), ha cominciato ad accusare grossi problemi alla sua power unit. Con ogni probabilità è stata la parte ibrida del motore ad andare improvvisamente in tilt e a causare una gravissima perdita di potenza. La conseguenza è stata che il monegasco non ha più spinto come prima, costretto a procedere ad una velocità di almeno 30-40 chilometri orari in meno rispetto ai diretti avversari. E così è stato un gioco da ragazzi per le due Mercedes, prima Hamilton e poi Bottas, avvicinare e passare di slancio la “povera” Ferrari arrancante.

Pur tradito dal gap di affidabilità della propria macchina, Leclerc ha dimostrato sul campo tutti quei pregi della fama che lo aveva preceduto alla vigilia del debutto in Ferrari. A partire dal sangue freddo e dalla maturità che ha sciorinato nei momenti decisivi, subito dopo la partenza, quando è stato sfilato dal compagno di squadra ed è stato attentissimo ad evitare, nella bagarre delle prime curve, ogni tipo di contatto con Hamilton, e nelle ultime centinaia di metri di corsa, quando, “graziato” dall’ingresso della safety car, è riuscito impeccabilmente a mantenere la terza posizione e a salire almeno sul podio respingendo l’attacco finale di Verstappen.

Solo quinto Sebastian Vettel. Anche per lui c’è della sfortuna? Non solo. A Maranello dovranno capire il motivo del distacco dell’ala anteriore avvenuto al 38esimo giro, ma non è escluso che la rottura sia stata la conseguenza dell’errore commesso poco prima dallo stesso pilota tedesco, quando è stato attaccato e superato da Hamilton. Il sorpasso è avvenuto all’esterno e nell’accelerata in uscita dalla curva per tentare l'incrocio di traiettoria “Seb” ha perso il controllo della monoposto finendo clamorosamente in testacoda. Gara ovviamente compromessa, per quanto riguarda le prime posizioni.

In Ferrari la beffa brucia. E non poco. Il team principal Mattia Binotto non ci ha girato intorno: «È una doppietta mancata – ha affermato a fine gara –, c’è poco da dire. Sono cose che possono capitare, ma bisogna anche dire che ci è venuta a mancare l’ affidabilità e su questo dobbiamo lavorare. Ci sono tante cose positive, a cominciare dalla reazione avuta dopo l'Australia. Leclerc aveva voglia di far bene e si vedeva. Mi spiace per lui, ma si impara anche da questo. Quanto a Vettel, dobbiamo parlare e capire cosa gli è successo». —


 

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