La manifestazione
Jannik è come Spider-man
Alla scoperta di Sinner, il giovanissimo talento che ha vinto 15 partite di seguito 222 posizioni scalate in un colpo solo, un rovescio che fa paura: sogna la top ten, un giorno
fabrizio brancoli
Mi accingo a scrivere un pezzo su Jannik Sinner poco prima delle 16 di venerdì 29 marzo; è una bella giornata di sole in Toscana, fuori ci sono diciannove gradi e per pranzo ho mangiato un piatto di bresaola con insalata. Voglio fissare il momento perché non si sa mai: magari in futuro lo ricorderò come il primo giorno nel quale mi sono occupato di questo ragazzo.
l’ascensore
Scegliendo Sinner sto commettendo un errore. Nel tennis mondiale i temi non mancano, io invece punto su un talento del 2001 (diciotto anni da compiere in agosto) che sta giocando un torneo Itf da 25mila dollari a Santa Margherita di Pula, in Sardegna. Ma il fatto è che Jannik è in campo contro un russo, Ronald Slobodchikov e, se lo batterà, sarà la 14ª vittoria consecutiva. Il 24 febbraio si è aggiudicato il Challenger di Bergamo partendo da una wild card, perché altrimenti non avrebbe potuto partecipare. La card gliel’hanno data per il suo potenziale, che è oggettivamente enorme, e perché vive e si allena a Bordighera nella famosa Academy di Riccardo Piatti, quella dove si è formato Borna Coric e dove transitano tanti campioni. Una garanzia di qualità, diciamo così. Jannik quella garanzia l’ha confermata vincendo il torneo tra la sorpresa generale, infiammando senza paura oltre duemila spettatori nella finale contro Roberto Marcora. La settimana dopo ha giocato un torneo minore Itf a Trento e ha vinto pure quello. In meno di quindici giorni ha preso l’ascensore in classifica: 222 posizioni in un colpo solo, ora è il numero 322 del mondo. Nessun 2001 sta più in alto di lui, nel pianeta. Ed è anche il miglior italiano di sempre a quell’età.
Perché è un errore? Perché l’argomento Sinner, giornalisticamente, si trova nella terra di mezzo tra l’indifferenza e la sovraesposizione. Entrambe sono sbagliate. Probabilmente non è il momento giusto per scrivere un pezzo su di lui: tutti quelli che se ne sono occupati, l’hanno fatto un mese fa dopo il suo exploit, mentre molti altri non l’hanno fatto, ritenendo che ci sia il rischio di “bruciare” una risorsa così formidabile. In mezzo ci sono io: arrivo troppo tardi per alcuni e troppo presto per altri. Beh, pazienza.
dalle montagne
alla riviera
I maestri di Jannik sono stati Heri(bert) Mayr e Andrea Spizzica, a Brunico. Mayr ha avuto il merito di formare il ragazzo e di “lasciarlo andare” quando non aveva ancora 14 anni, con l’accademia di Bordighera come destinazione. Lì lavora il suo vero scopritore, Massimo Sartori. In Liguria Jannik è seguito da un coach specifico, Andrea Volpini, diventato la sua ombra. Jannik e tutto il suo staff hanno le idee chiare. Cioè scelte nette: per esempio, rinunciare a una carriera junior intensiva per misurarsi rapidamente con professionisti già maturi. O impostare il lavoro per restare vicino alla linea di fondo, senza indietreggiare, magari soffrendo e sbagliando, ma costruendo un gioco che possa dominare l’inerzia di uno scambio.
In un bellissimo pezzo su Il Tennis Italiano Sartori, in prima persona, racconta Sinner. Il pezzo è tutto da leggere, qui anticipo solo un paio di frasi che mi hanno colpito molto. La prima è quando Sartori ricorda l’incontro con i genitori del ragazzo, mamma Siglinde e papà Hanspeter: «Mi hanno chiesto perché volevo portarlo via con me. La risposta mi è venuta spontanea: perché se non provo con lui, non ha senso provarci con altri». La seconda frase riguarda il gioco: Jannik, dice Sartori, «sa cambiare continuamente velocità alla palla, senza nemmeno pensarci; gioca lungo o stretto, ad altezze differenti». È la definizione ortodossa di un’eccellenza tennistica. Il tennis è come la musica: le variazioni sono un segno di grandezza.
in campo
Ho visto giocare Sinner solo in streaming, più volte. Mi sono fatto alcune idee. La sua dote più impattante mi pare quella di trovare, con naturalezza, degli angoli non usuali. Angoli estremi. Queste traiettorie trascinano l’avversario lontano dalla sua zona di conforto. A vederlo giocare si capisce che lui si allena con i giocatori grandi. Quelli più potenti, più veloci e più esperti di lui. È un giocatore un po’ paradossale perché mostra una maturità tennistica che non si coniuga al suo aspetto, quello di un ragazzino imberbe, capelli rossi e lentiggini. In campo è serio, molto centrato sui colpi, sul governo dello scambio. Il suo talento si dispiega soprattutto nel rovescio, che fa manovra e conclusione al tempo stesso e che è declinato con molte varianti, sia nell’incrociato che nel lungolinea. È chiaro che siamo parlando di una creatura in corso di miglioramento. Ma è una creatura speciale.
un progetto ambizioso
Jannik è di Sesto in Val Pusteria: 1.883 abitanti, praticamente sono tutti suoi parenti o amici. I suoi genitori lavorano come cameriera e cuoco in una baita-rifugio in Val Fiscalina, sotto alle Tre Cime di Lavaredo. In questo scenario magnifico lui ha iniziato con lo sci; poi nella sua vita ha fatto irruzione il tennis e non si è parlato d’altro. Ha pochi grilli per la testa, adora Federer e Djokovic (con i quali ha avuto l’onore di allenarsi), la sua vita a Bordighera è semplice e seria.
Attorno a lui c’è un misto di protezione e fiducia. Sartori, che non è il tipo da sparare fuochi d’artificio dialettici, parla apertamente dell’obiettivo di portare il ragazzo nei primi dieci nel mondo, un giorno. Questa cosa impressiona. Con Lorenzo Musetti (2002) e Luca Nardi (2003), abbiamo un terzetto di grandissime speranze per il dopodomani del tennis. Qualcuno lo chiama “predestinato”, qualcuno chiede che gli diano un accesso diretto al tabellone di Roma, o di Montecarlo (che è a pochi km da Bordighera). È troppo presto, forse. Ma lui continua a vincere. Sapremo aspettare?
Dopo una serie di riunioni di redazione, alcune divagazioni telefoniche e una sortita per un caffè al bar all’angolo, concludo questo pezzo alle 19,43. Fuori si è fatto buio e la mia app di risultati in tempo reale mi informa che il record di vittorie consecutive di Jannik Sinner è salito a quota 14 battendo questo russo, Slobodchikov. Sinner era sotto 3-5 e ha annullato 2 set-points, poi ha agganciato l’avversario al tie-break e l’ha vinto per 7-1. Nel secondo set ha dominato fino al 4-0, poi l’altro si è ritirato. È in semifinale, magari perderà, magari vincerà il terzo torneo consecutivo. Ma 14 avversari adulti battuti di seguito, per un 17enne, è una cosa che non posso ignorare.
Mi viene in mente quel ragazzetto, coso, Peter Parker, che sembra uno studentello anonimo e invece si cambia nella cameretta e diventa l’Uomo Ragno, e lotta contro grandi nemici e salva il mondo. O Greta Thunberg, per dire. Noi adulti dobbiamo metterci in testa una cosa. Ci sono adolescenti che non possono essere sottovalutati. —
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