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IL DOPPIO VOLTO DEL NOSTRO CALCIO

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Sì, contro il Liechtenstein è andato tutto bene ma la storia recente della Nazionale di calcio consiglia prudenza anche al cospetto di una fase come questa, fatta di bel gioco, buoni risultati e ritrovata serenità. Ed è bello constatare quanto sia gioiosa quest’oasi al riparo dai veleni dei campionati e del “giorno per giorno” che quasi stride con i sorrisi e gli abbracci di Udine e di Parma, con la dolorosa eccezione del coro “oh merdaaa” a ogni rinvio del portiere ospite.

Già da ieri sera si è ricominciato a guardare alla Serie A e ai club che piangono per infortuni e usura dei giocatori. Viene in mente la frase più efficace, pronunciata nel 2012 dall’allora ct Cesare Prandelli dopo i quasi trionfali Europei: «Della Nazionale non frega niente a nessuno per undici mesi all’anno, poi quando ci sono Europei e Mondiali invece...».

Ed è anche per questo che il ritrovato amore per la Nazionale fuori dal periodo più “caldo” può e deve essere un antidoto a commenti intrisi di sciocchezze e servilismo come domande del tipo «ma è il caso che calciatori come Cristiano Ronaldo, che giocano in club impegnati su più fronti, rispondano alle chiamate in Nazionale?». Siamo di fronte alla diffusione di ignoranza per ignoranti che accettano la disinformatija. Prima di tutto perché rispondere alle convocazioni non è facoltativo, nel regolamento volendo ci sarebbero squalifiche e sanzioni per chi resta volontariamente a casa e per le società che spingono in tal senso. E poi perché giocare per le Nazionali dovrebbe essere un punto d’onore.

Per fortuna gli azzurri stanno diffondendo un attaccamento alla maglia amorevole e educativo. E tutto ciò stride con un mondo ancorato al Medioevo, ben oltre le frange razziste e violente mai seriamente combattute. Il caso di Sergio Vessicchio, il telecronista sospeso dall’Ordine dei giornalisti per aver pronunciato parole offensive verso un arbitro donna, è solo la vetta di quella gigantesca montagna di maleodorante melassa fatta di sessismo e profonda ignoranza. È fresca, infatti, anche la “squalifica” di Fulvio Collovati da parte della Rai per aver detto di avere il «voltastomaco quando una donna parla di tattica». Del resto l’ex presidente federale, lo sciagurato Carlo Tavecchio, squalificato per razzismo dall’Uefa, sulle calciatrici aveva dato il peggio: «Finora la donna si riteneva un soggetto handicappato rispetto al maschio, invece abbiamo riscontrato che sono molto simili».

Contro questo mondo che incarna gli istinti peggiori dovremmo sfruttare meglio questa aria nuova che avvolge almeno la nostra nazionale e il calcio femminile, con il festoso pienone torinese di Juventus-Fiorentina. Dovremmo ma già da oggi, purtroppo, tornerà in auge il teorema Prandelli. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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