Gioco
Il buio dopo la caduta dalla moto, poi la rinascita a suon di coraggio e sudore
Ian Sagar, inchiodato sulla sedia a rotelle da quando aveva 17 anni, è la stella del basket in carrozzina. “Le mie vite in gioco” è il suo libro
La caduta. Il coraggio di ricominciare, di soffrire. C’è tutto, nella parabola umana di Ian Sagar, ragazzone britannico che il destino ha inchiodato, a soli 17 anni, su una sedia a rotelle. Ma il destino non ha vinto, anzi. Perché Ian ha trovato il suo mondo, la sua vita nel basket in carrozzina, è diventato una stella di questo sport. E ha firmato il suo capolavoro con un libro, “Le mie vite in gioco” edito da Add, che è una vera e propria lezione di sport e di vita, un magnifico viaggio dentro il coraggio, la voglia di sognare e di farcela.
Era il 1999 quando Ian chiese a un suo amico di Sheffield, di fargli provare il motorino appena comprato. Mezzora dopo la sua vita aveva preso una piega nuova e definitiva: una caduta, la lesione del midollo spinale, la carrozzina. Questo scenario avrebbe messo ko chiunque, ma non lui. Sagar, un combattente nato che, alla sfortuna della vita, ha contrapposto la volontà di guadagnarsi il proprio posto nel mondo. Il basket in carrozzina, inizialmente un passatempo, diventa una ragione di vita, un talento da coltivare, infine una professione. E la sua carriera è degna di una stella: tre titoli europei con l’Inghilterra, il bronzo paralimpico di Rio nel 2016, e poi l’approdo alla Briantea84, la società di Cantù che da anni è al vertice del movimento cestistico in carrozzina e di cui oggi Sagar è una vera e propria bandiera. Cantù, città tutt’altro che banale quando si parla di basket, grande tradizione, campionissimi che in questo angolo di operosa Brianza hanno lasciato il segno.
Scritto con il giornalista Alessandro Camagni, il libro di Sagar ripercorre le tappe della vita di un campione, ma soprattutto sfata alcuni falsi miti su disabilità e sport, oltre a dare al lettore un punto di vista radicale su cosa vuol dire avere il coraggio di affrontare la vita. Il coraggio di non tornare indietro. «Sono Ian Sagar, inglese, vivo qua in Italia ormai da sette anni; sono venuto qui per giocare a basket in carrozzina a livello professionistico, dopo aver giocato in Inghilterra e Spagna – si racconta – in Italia mi trovo molto bene: ho trovato il campionato e la squadra più forti del mondo e “la dolce vita”. Con la nazionale inglese ho vinto 4 medaglie d’oro europee e sono stato a due Paralimpiadi: Londra 2012, dove siamo arrivati quarti, e Rio 2016, dove siamo arrivati terzi. A questo punto, secondo logica, a Tokyo arriveremo secondi, e poi a quelle del 2024 vinceremo l’oro. Con Briantea84 Cantù abbiamo vinto un bel po’: lo scudetto 5 volte (di cui 3 consecutive), la Coppa Italia 4 volte, poi Supercoppa ancora 4 volte, e quest’anno la squadra è migliorata ancora per arrivare finalmente a vincere la Champions League (dove siamo arrivati al secondo e terzo posto negli ultimi due anni)».
Bronzo paralimpico nel 2016 e campione d'Europa nel 2015 con la nazionale britannica, campione d'Italia nel 2017, Coppa Italia, Vergauwen Cup, scudetto e Supercoppa italiana nella stagione 2012-2013, svariati altri titoli vinti in Spagna... «Se troverò spazio per altri trofei?Di sicuro. Sono stato molto fortunato ad avere una carriera così bella e soddisfacente, ma lo è stata perché ho lavorato sodo, ogni giorno, alzandomi presto la mattina e rientrando tardi la sera. Servono molti sacrifici per diventare un campione: e non parlo solo di me, ma della squadra intera. Anche qui, non solo la squadra ma tutta la famiglia è coinvolta nei sacrifici di una vita da campione, non potendomi sempre vedere durante tutta la stagione a causa dei miei allenamenti. Ma se tu riesci a fare tutti questi sacrifici, allora tutto è possibile».
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