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Can e Vecino, quando il calcio è una sorpresa

Giorgio Billeri
Massimiliano Allegri, Emre Can, Luciano Spalletti, Matias Vecino
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Massimiliano Allegri, Emre Can, Luciano Spalletti, Matias Vecino

La mossa che non ti aspetti: così Allegri e Spalletti hanno cambiato la storia contro Atletico Madrid e nel derby milanese

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Il calcio moderno, ormai, riserva poche sorprese. Un tempo c’erano gli 007 che si inerpicavano sui muri di cInta per spiare le mosse dell’allenatore avversario: oggi, con tv, social, Youtube si preparano le partite senza alzarsi dal divano. Tutto è noto, rivelato, vivisezionato. Per vincere le partite, mai come oggi, serve l’effetto-sorpresa, la mossa che ti spiazza, che non ti aspetti, che manda all’aria la scacchiera bloccata di una partita. L’allenatore migliore è quello che muove la pedina senza farlo trapelare, all’ultimo momento. E lo fa in un lampo.

Cos’è il genio? Rapidità, coraggio, velocità di esecuzione. Quello che hanno nel loro Dna Massimiliano Allegri da Livorno e Luciano Spalletti da Certaldo. Prendete “Acciuga”: nel laboratorio di Vinovo ha costruito la pozione perfetta per avvelenare i pozzi del Cholo e del suo Atletico. Come? Spostando Emre Can, l’uomo più poliedrico del suo centrocampo, in linea con i difensori. Il tedescone a destra, per fermare gli inserimenti profondi di Griezmann e Saul e per impostare la manovra da dietro insieme a Bonucci. Mossa che ha immediatamente costretto l’Atletico a rinculare, a schiaccirsi nprogressivamente nella sua area, e che ha liberato Pjanic da compiti di regia “bassa”. Simeone non se l’aspettava ed ha pagato dazio, come lui stesso ha ammesso alla fine.

Spalletti ha indovinato la mossa nel derby, forse il momento più difficile della sua parabola interista. Strategia nata dalla necessità, spesso la migliore. Senza l’ammutinato Icardi, senza il trequartista naturale, Nainggolan, nella testa di Spalletti si è accesa la lampadina-Vecino. Già, l’incursore uruguagio, l’uomo dei gol pesanti (Lazio per la Champions, Tottenham), uno che il timing per capire dove la palla cadrà in area ce l’ha nel sangue. Ma giocando come secondo di centrocampo, a 50 metri dalla porta, raramente in questa stagione è riuscito a liberare tutta la potenza dei suoi cavalli e soprattutto a sfruttare il colpo di testa, specialità della casa. Nel derby, invece, Vecino dietro le punte ha destabilizzato il piano partita di Gattuso, con i rossoneri che non ci hano capito niente per una buona mezz’ora. Risultato: gol dopo 6 minuti, un’altra occasione colossale mancata, tante giocate per Lautaro e Perisic. E Luciano non è nuovo a trovate del genere: come dimenticare Ranocchia, un difensore centrale, utilizzato come prima punta per rimontare uno svantaggio?

O Skriniar ce ntrocampista centrale nella ripresa della poco fortunata partita europea contro l’Eintracht Francoforte?

Altro giro, altro toscano: Maurizio Sarri. C’era una volta un ragazzo belga, Dries Mertens, obbligato a lunghe rincorse di fascia, dalla difesa all’attacco. Tanta gamba, ma pochissima sostanza perchè Ciro, come lo chiamano a Napoli, arrivava “morto” ai limiti dell’area avversaria. Sarri ha capito che poteva essere un formidabile falso nueve. Morale: 102 gol in 5 anni, tanto per gradire.

Trovate, genialate alla toscana nate nei lunghi pomeriggi sul campo. Perchè nel calcio moderno, forse, non c’è più niente da scoprire, da sapere. Ma da inventare, quello sì. —
 

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