Gioco
Nonno Aurelio ha già riacceso il suo Empoli: Frosinone ko
Caputo e la sorpresa Pajac rifilano due schiaffi ai ciociari Poi la sofferenza ma si chiude al coro di «Andreazzoli olé»
Benvenuti, anzi bentornati nel magico mondo di nonno Aurelio. Dove succede di tutto. Gol fatti e sprecati, consultazioni Var che durano una vita, la sofferenza di un interminabile ultimo spicchio di gara e la gioia finale. Già, perché succede soprattutto che l’Empoli vinca, che tagli fuori dai giochi il Frosinone e, dopo i nefasti risultati di un sabato sportivamente drammatico, resti sul treno salvezza. E in prima classe: contro-sorpasso al Bologna.
Ma di magico sembra davvero esserci anche il tocco del maestro che ritorna, Andreazzoli. Perché per un’ora abbondante il suo Empoli somiglia maledettamente a quella fantastica squadra che l’anno scorso vinse, anzi dominò in Serie B. La ripresenta, il tecnico di Massa, che lo stesso abito che si era cucita addosso nell’interregno di Iachini, il 3-5-2, ma subito con due sorprese e mezzo. La mezza è Traore preferito ad Acquah in mezzo, quelle autentico sono il lancio di Pajac a sinistra per Pasqual e il ripescaggio di Maietta in difesa al posto di Veseli. Detto degli uomini, però, è l’atteggiamento, l’attitudine a cambiare. Si rivede il pressing alto, si rivede il palla avanti-palla indietro. In più, poi, c’è anche la ricerca dell’ampiezza, con l’azione che si sposta velocemente da una fascia all’altra.
Così il Frosinone corre spesso a vuoto e, presto, va proprio in tilt. Come l’arbitro Massa che non vede un contatto fra Farias e Paganini nell’area ciociara. La palla, poi, non si ferma per due minuti e il Var ce ne mette altrettanti ad accendersi. Risultato: l’azione del 15’ minuto diventa rigore al 20’. Ma Ciccio Caputo lo trasforma comunque, facendo 13 (gol in campionato) e 1 (a 0 per l’Empoli). È l’episodio che mancava per sbloccare definitivamente gli azzurri che, messa la testa avanti, diventano padroni. Il bomber si costruisce ma non fattura altre due occasioni al 26’ e al 33’, ma è il lungo contropiede del 38’ che racconta il (felice) ritorno al passato dell’Empoli: è manovrato e neanche benissimo, ma ci sono così tanti giocatori ad andare a caccia del pallone che alla fine gli ospiti entrano in confusione. Così Di Lorenzo innesca Krunic che apre al libero Pajac: sinistro secco e il debutto da titolare del croato diventa d’oro.
Continua a imperversare, l’esterno sinistro, e con lui la squadra. Tanto che, prima del break, ci sono altre due occasioni con la seconda, al 48’, sprecata da Farias col decisivo salvataggio di Sportiello. Tanto Empoli, insomma. Anche in avvio di ripresa, con l’asse Traore-Caputo che crea un piccolo capolavoro vanificato dal tiraccio in corsa alto di Farias. A questo punto, visto che sul piano del gioco non c’è partita, Baroni (che progressivamente aumenta il numero dei giocatori offensivi in campo) cambia tattica: palla lunga per Ciofani a tutti a caccia della spizzata e/o ribattuta. Sembra la mossa della disperazione ma funziona. L’Empoli, infatti, perde lucidità e forse anche benzina nel motore finendo per concedere troppo campo. Errori che paga al 25’, quando Ciano imbuca per Ciofani di prima, Dragowski salva con una prodezza ma Valzania infila il gol riapri-giochi da due passi. Un altro interminabile consulto al Var convalida la rete 4 minuti dopo e apre un finale di gara in cui gli azzurri sono in affanno ma rischiano veramente solo al 47’ quando Dionisi incorna fuori un buon cross.
Il resto è sofferenza, più che noia, ma senza danni. Così arriva il secondo acuto in campionato di nonno Aurelio, dopo quello al debutto, e alla fine la “fotografia” della partita la scatta, come spesso accade, la Maratona col suo ultimo coro: «Andreazzoli olé». —
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