Gioco
In 60mila per applaudire le donne, gli spagnoli ci insegnano sempre
Elena Linari, fiorentina di 25 anni, gioca nell'Atletico Madrid: nella sfida contro il Barcellona ha assistito ad una lezione di sport come poche altre
Elena Linari non credeva ai suoi occhi. Partita da Fiesole, dai campetti dimenticati del calcio femminile italiano, e approdata all’Atletico Madrid, è sbucata dal sottopassaggio del Wanda Metropolitano e si è trovata davanti a 60.739 persone. Sessantamilasettecentotrentanove, chissà se scrivendolo per esteso fa più effetto. L’immenso catino dell’Atletico, la tana del Cholo, preso d’assalto per una partita di calcio femminile, la più importante, tra le colchoneros e il Barcellona. Elena, la ragazza toscana, è rimasta in panchina e si è goduta in poltronissima una partita incredibile, vinta poi per 2-0 dalle sorelline di Leo Messi. 60.739.
Beh, gli spagnoli calcisticamente non sono al vertice delle nostre simpatie (anche perché ci battono spesso, ammettiamolo), ma la lezione che ci hanno impartito è di quelle da incartare e mettere in una teca, per non perderla mai di vista. Il calcio è calcio, ci hanno detto, ed è una creatura unisex: le ragazze possono esaltare, far disperare, regalare perle di agonismo e tecnica come i colleghi uomini. Sembrerebbe una inutile sottolineatura, ma nel calcio italiano non lo è. Perché da noi, ricordiamo, la nazionale femminile ha staccato contro ogni previsione il biglietto per i Mondiali di giugno, con tanti omaggi agli uomini che si sono fatti stregare dalla Svezia e l’estate scorsa l’hanno trascorsa a Formentera.
Il lavoro della ct Bertolini, un movimento che cresce, Sky che ne ha acquistato i diritti, dovrebbero essere segnali chiari e netti da recepire. E invece, niente: apprezzamenti di maniera, ma sotto sotto si pensa che quel calcio sia figlio di un Dio minore. E il pubblico delle partite di cartello, ad andare bene, è equiparabile a una media partita di serie C maschile.
Potremmo , domani, vincere anche un altro Mondiale, ma la nostra cultura sportiva, e calcistica in particolare, è sempre all’epoca dei palloni legati con lo spago. E delle donne che fanno sport ci si ricorda solo ogni quattro anni, quando le Pellegrini, le Cagnotto, le Goggia piangono di emozione su un podio Per il resto, sorrisini di maniera e trafiletti sui giornali. Anche per le azzurre del pallone, che andranno al Mondiale per giocarselo, con le loro belle facce ancora non inquinate dalla fama.
Elena Linari da Firenze, a 25 anni, ha assistito ad una lezione di sport come poche altre. Sessantamila tifosi, 22 ragazze in campo. Forti, fortissime. Quando vedremo San Siro pieno per un derby femminile, potremmo dire che il nostro calcio è diventato adulto.
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