Sicurezza
Addio Becheri, il nonno del calcio. Scoprì Rossi, Vieri e Diamanti
Se n’è andato l’amatissimo patron del Coiano Santa Lucia, culla di campioni. «Pablito e Bobo per me sono come figli», diceva. E Alino era il suo vero nipote
PRATO. Un giorno disse a Bobo Vieri: «Vieni via dal Prato, lì farai la muffa, non giocherai mai». Il giovanissimo Vieri andò a giocare nel Santa Lucia, e iniziò a fare coswì tanti gol che Rodolfo Becheri, presidente della piccola società pratese, abbassò il premio di 5 mila lire che aveva promesso al futuro bomber per ogni rete. E fu sempre lui, “Foffo”, a pagare a Christian il biglietto di ritorno quando, assalito dalla nostalgia, era tornato in Australia. Questo e moltoaltor era Becheri, scomparso l’altra notte lasciando in lutto il calcio toscano e non solo. Rodolfo era anche il nonno di Alessandro Diamanti, bandiera del Livorno, pratese doc come lui. Ed è stato uno dei primi ad accorgersi che un ragazzino magro magro con il nome più comune che di può, Paolo Rossi, di stoffa ne aveva. poi diventerà Pabilito, in ogni continente. Un pezzo di storia del calcio provinciale, quello sano, quello bello. Rodolfo aveva un magazzino proprio nei pressi di dove è ora il centro sportivo del Coiano Santa Lucia. Insieme a dei colleghi e amici voleva fare qualcosa per i bambini della zona.
«La passione e la voglia di stare insieme ai bambini sono i motori più potenti per dare vita a una realtà come quella di Santa Lucia. Stare in mezzo ai più piccoli mi ha sempre riempito di gioia. Tanto più che ho vissuto un lutto pesante con la perdita di uno dei miei figli. Durante i periodi più bui, lo stare in mezzo ai bambini della scuola calcio mi ha riportato il sorriso», raccontava Becheri. Su quel campo è nata la stella di Paolo Rossi, che ha giocato poco con la maglia del Santa Lucia perchè all'epoca c'era un campo sportivo vicino e lui si allenava li ma il legame è forte «Quando Paolo segnò 3 gol al Brasile - raccontava Becheri - io dall’emozione ebbi un infarto. La mattina stavo andando al magazzino a Vaiano e ho cominciato a sentire dei forti dolori. Per fortuna siamo riusciti a prenderlo in tempo. Di ritorno dai Mondiali, Paolo è venuto subito a trovarmi. D’altra parte per me Paolino era quasi un figlio». Di Vieri si è già detto.
«Sono stato io a riportarlo ed accoglierlo a Prato quando aveva 12-13 anni. Vieri ha giocato con noi un paio di anni e già si vedeva che aveva un fisico pazzesco e dei colpi superiori. Ricordo ancora quei provini che gli abbiamo fatto fare, anche a Genova. Uno di questi era alla Fiorentina: il nostro referente era Pandolfini. Il ragazzo non fu ritenuto all’altezza. Qualche settimana dopo si giocò la partita tra Prato e Fiorentina, categoria Allievi: Bobo era nelle file biancoazzurre e segnò una doppietta incredibile. Al secondo gol vidi Pandolfini andarsene tutto arrabbiato: si era accorto dell’errore commesso. Quando penso a Bobo penso che dei magnifici tre ritratti nel cartello di ingresso all’impianto del Coiano Santa Lucia sia quello che probabilmente ho aiutato di più a diventare quello che è diventato». E poi Alino Fiamanti, un pezzo del suo cuore. Da oggi il calcio, senza Foffo, sarà più povero. —
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