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Pistoia, la salvezza passa dalle mani di Mitchell e Odum

Federico Guidi
Tony Mitchell e Jake Odum
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Tony Mitchell e Jake Odum

Gli ultimi due arrivati in casa biancorossa hanno completato il restyling.  «Siamo professionisti e daremo il massimo per questa società e per i tifosi»

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PISTOIA. Molte delle possibili fortune del Pistoia Basket in questo finale di stagione passeranno dalle mani di Jake Odum e Tony Mitchell, i due nuovi americani della OriOra.

Su di loro e sulle loro qualità ha investito la società di via Fermi, che ha fatto un grande sforzo ingaggiandoli, con il preciso intento di non lasciare niente di intentato nella lotta per non retrocedere. I due, che in campo hanno già debuttato, sono stati presentati ieri e a fare gli onori di casa ci ha pensato il direttore sportivo Michele Stilli: «Questi sono gli ultimi due ingaggi della stagione, con cui abbiamo completato l’opera di restyling della squadra. Odum era un nome che circolava già da tempo, Mitchell è stato un affare last minute, che si è concretizzato in poche ore nell’ultimo giorno in cui erano possibili gli scambi tra squadre di Serie A».

MITCHELL. La sorpresa dell’ultimo minuto, quella che ha rilanciato le speranze dei tifosi biancorossi, si chiama Tony Mitchell. Veterano del parquet e già ambientato nel campionato italiano, rappresenta una garanzia in termini di punti e di personalità. Con lui Pistoia potrebbe aver pescato davvero il jolly, strappandolo a Cantù dove ormai era arrivato ai ferri corti e quindi ad un inevitabile divorzio. «A livello di basket Cantù era una squadra di buon livello, ma non mi sentivo più a mio agio, specie per alcune cose organizzative e dietro le quinte. Pistoia invece è una piazza adatta a me, proprio come Cantù non lo era più. Quando sono venuto qui sono sempre rimasto impressionato dai tifosi, dalla passione della gente per la squadra e per il gioco. Ho trovato un grande staff tecnico e brave persone intorno alla squadra, sono felice della mia decisione di essere venuto qui». Il fromboliere americano, mvp del campionato ai tempi della sua avventura con Trento, rappresenta pienamente l’idea di giocatore con punti nelle mani, capace di accendere un PalaCarrara che aspetta solo di esplodere ad ogni suo canestro. «Non mi pesano le responsabilità di essere il terminale offensivo –ha aggiunto ancora Mitchell- ma farò quello di cui c’è bisogno, siano passaggi o organizzare il gioco. Di certo non mi tiro indietro se ci sono da prendere dei tiri, ma non gioco per le statistiche o per il mio punteggio, voglio vincere le partite e farò quello che serve». Salvarsi però non sarà affare semplice. Lo si è visto domenica con Trieste e un’altra sfida in salita sarà quella di domenica a Cremona. «Qui ho trovato un gruppo competitivo –ha detto ancora l’esterno dell’OriOra- che sta affrontando una stagione con alti e bassi, ci sono però i presupposti per fare bene. La scorsa settimana ci siamo potuti allenare poco tutti insieme, adesso ci serve lavorare al completo, rimanere compatti, conoscerci e lavorare in difesa. Ogni anno in questo campionato ci sono squadre vicine come punti, sia in alto che in basso, per emergere dobbiamo pensare a noi e a quello che facciamo».

ODUM. Al debutto contro Trieste Jake Odum ha pagato dazio soprattutto dal punto di vista fisico, mostrando i limiti di tre mesi senza partite di campionato e di lavoro individuale a Patrasso, in Grecia. «Con la mia vecchia squadra avevamo deciso di intraprendere strade separate –ha detto il nuovo regista della OriOra- ma c’era un contratto in essere e la decisione è stata quella di non giocare. Sono venuto a Pistoia per aiutare la squadra, avevo diverse offerte ma ho pensato che quella biancorossa fosse la proposta più adatta per me. Questa è una società che ha un obiettivo in mente, spero di dare un contributo per aiutarli a raggiungerlo. I problemi con il visto non mi hanno concesso molto tempo per prepararmi ed ero fermo da un po’ di tempo, voglio sfruttare tutta questa settimana per allenarmi e tornare al massimo della condizione». In campo serviranno il suo fosforo e i suoi assist per innescare i compagni e per dare certezze al gruppo. L’ex Indiana State però non si scompone davanti alle responsabilità, mettendosi volentieri sulle spalle la squadra e dichiarandosi pronto alla sfida di salvare Pistoia, una missione che non lo spaventa. «Ancora non ho visto la città, la squadra invece mi sembra che sia piena di buoni ragazzi, anche se nuova dato che siamo arrivati in tre recentemente e dunque servirà tempo conoscerci e integrarci. Sono consapevole che in quanto playmaker devo guidare questa squadra, dargli il ritmo sia in attacco che in difesa. Saremo pronti per le prossime dieci partite, siamo tutti professionisti». —
 

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