Sicurezza
Mancini scherza con l’amico e Ciro Ferrara rincara la dose «Nessuno simulava come lui»
MILANO. Vialli e Mancini come Starsky e Hutch. Così diversi e così uguali. Amici veri. Una coppia inossidabile che ha fatto le fortune della Sampdoria e che potrebbe ricomporsi in azzurro: Roberto Mancini Ct, Gianluca Vialli, capo delegazione della nazionale. Il presidente Figc, Gabriele Gravina, ci conta per il rilancio, Vialli frena. Lo tenta il possibile ritorno alla Samp in veste di presidente con una cordata inglese che vuol rilevare il club blucerchiato e la famiglia - la moglie e le due figlie - che vivono a Londra: «Sono lusingato, ma devo riflettere». Sarà un caso, ma il debutto in nazionale di Vialli coincide con la prima vittoria da tecnico azzurro di Mancini. Stesso luogo: Chorzow in Polonia. Semplice coincidenza? E quando sul palco della sala Buzzati stracolma - con Gianfelice Facchetti e Urbano Cairo ideali padroni di casa - sale il «Mancio», la luce si accende come ai vecchi tempi. E alle gag dei due campioni fa da contro altare un cabarettista nato come Ciro Ferrara.
GEMELLI SIAMESI
Il primo incontro a Coverciano. Vialli: «Convocazione in nazionale Juniores. Io guardavo lui e Baggio che avevano già esordito in A con venerazione». Mancini: «Io non mi ero accordo di lui: giocava in B». Complementari e sovrapponibili. Vialli: «Lui crossava in mezzo, io correvo, scartavo 2-3 giocatori, prendevo colpi e la mettevo dentro. L’indomani i giornali scrivevano: “Grande assist di Mancini”, ma il mazzo me lo facevo io». Mancini: «Sì, ma quando sei rientrato contro il Pisa dopo un infortunio, scartai 2-3 giocatori compreso il portiere, e invece di tirare a colpo sicuro ti appoggiai la sfera per farti segnare».
NAZIONALE E JUVENTUS
Due terzi posti e 59 presenze in azzurro. E il rammarico di Italia 90. Mancini lo sfotte: «Erano le notti magiche di Totò Schillaci. Vialli, un po’ emarginato, mise un cartello fuori dalla stanza con la scritta “Quando il gioco si fa duro, i duri entrano in gioco”. Morale? All’indomani aveva 40 di febbre». L’attaccante nel 1996 è stato l’ultimo capitano della Juve ad alzare la Coppa dalle grandi orecchie: «Guardate - dice ridendo Ferrara - che lui quando vincemmo ai rigori indossava già la tuta. E meno male: sbagliò 4-5 gol fatti. Il vero talentuoso ero io. Quando giocavo con il Napoli e lui era alla Samp non ha mai segnato. Eppoi come simulava lui nessun altro...». Vialli ride di gusto. Sì, quello è il calcio che ci piace e che oggi lo show business ha cancellato per sempre. —
Luca Tronchetti
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