Gioco
Italia con l’Irlanda Conor O'Shea prova a sgambettare i suoi connazionali
Missione (quasi) impossibile per gli azzurri della palla ovale Si gioca alle 16 allo stadio Olimpico di Roma. Assente Parisse, gioca Steyn
ROMA. Evitare gli errori commessi con la Scozia e capitalizzare le occasioni avute e non sfruttate con il Galles. Oggi (ore 16) per l'Italia del rugby c'è la missione impossibile della sfida con l'Irlanda, arrivata a Roma da campione in carica del 6 Nazioni e con diecimila tifosi al seguito. Forte della posizione di n.2 del ranking internazionale e di quel Jonny Sexton insignito a fine 2018 del premio di miglior rugbista del mondo, la nazionale verde negli ultimi cinque anni di Six Nations, dopo la sconfitta del 2013 (ultima vittoria casalinga dell'Italia nel torneo) ha rifilato agli azzurri una media di 50 punti e 7 mete a partita. Numeri che fanno capire come alla squadra di O'Shea, ct domani avversario del suo paese, serva un autentico miracolo per evitare la 20/a sconfitta consecutiva nella competizione ovale più antica.
Oltretutto all'Italia mancherà il suo giocatore più rappresentativo, il capitano Sergio Parisse, fermato per un precauzione dopo un trauma cranico riportato durante un match di campionato francese. Al suo posto giocherà il sudafricano Braam Steyn, mentre il ruolo di capitano spetterà a Leonardo Ghiraldini: «Il nostro focus è di giocare il nostro rugby - dcie Ghiraldini -. Sappiamo chi andremo ad affrontare, l'Irlanda è una delle migliori nazionali al mondo. Nelle precedenti sfide non siamo riusciti a esprimere il nostro rugby. Ovvio che vogliamo essere dominanti: significherebbe vincere». Per lui, Parisse e Zanni, questo del 2019 potrebbe essere l'ultimo 6 Nazioni, ma secondo Ghiraldini il materiale per approntare un nuovo progetto sui giovani c'è: «Se parliamo in termini di qualità - ha ammesso Ghiraldini - credo che ci sia molta qualità nei giovani in gruppo. Soprattutto Treviso sta formando i giocatori nel modo migliore, hanno iniziato un processo di formazione tecnica, fisica e mentale. Anche il lavoro dello staff azzurro e della federazione ha supportato molto Treviso in questo processo». —
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